Scattomatto [1] di Daniela Scudieri

sposi

FESTA

Tutta colpa dei bicchieri. Zia Isa mi ha tolto il saluto perché non le sono piaciuti i bicchieri che non ho regalato a sua figlia Greta. Sei calici Rosenthal, ne rigiravo uno controluce mentre la commessa snocciolava la lista nozze, poi mi sono detta: non ho nessuna intenzione di andarci, da sola. E li ho lasciati lì, in barba al galateo che prescrive: se ti invitano a un matrimonio sei condannato al regalo anche se non ci vai. E precisa: calcola il costo pro-capite del ricevimento, moltiplicalo per il numero di componenti invitati della tua famiglia e spendi la stessa cifra.
Ecco perché zia Isa non mi ha più rivolto la parola e abbiamo tagliato i ponti; ecco perché ieri, incrociandoci sulle scale mobili del centro commerciale, ci siamo voltate dall’altra parte. Sono anch’io invecchiata così?, ho fatto a tempo a chiedermi con ansia. Quanto a Greta, mai più vista né sentita. Un paio d’anni fa si è separata, mi hanno detto, è tornata a vivere coi suoi.
Tutto è cominciato con una busta color crema. Greta e Luca annunciano il loro matrimonio, Greta e Luca saluteranno parenti e amici. Gli eterni fidanzati ormai sui quaranta; ma non erano già sposati, si è chiesto qualcuno. L’invito al ricevimento è solo per me: e Beppe? e le bambine?
Siamo troppi, mi verrà spiegato, un esercito di zii zie e cugini con mariti mogli fidanzati e figli. Troppe bocche. Perciò c’è stata una selezione. Coppie divise, figli separati dai genitori – e hanno dovuto lo stesso chiedere un finanziamento, pensa – pochi eletti ammessi al pranzo, tutti gli altri a casa dopo la cerimonia in chiesa. Lasciati fuori dal salone scenografico sul mare, dove gli eletti hanno potuto sgomitare ai tavoli dell’aperitivo per fare incetta di pepite di parmigiano, ingozzarsi di mozzarelline fritte fumanti e barchette di sfoglia al salmone – gli abbiamo pur fatto il regalo, e che regalo – e poi, sfilate sotto il tavolo le massacranti decolté e allentate cinture e cravatte, rimandare indietro nei piatti ammucchiati dai camerieri cataste di scarti di filetto in crosta e fritto misto, sazi, e ruttare discretamente le bollicine mischiate all’ultimo boccone di torta nuziale, troppo liquore, peccato, al risottino e all’antipasto di mare, istupiditi dalla musica cover per duo voce-tastiera, ammaestrati dal fotografo-cerimoniere a inclinare le teste verso gli sposi in piedi alle loro spalle – sono arrivati al ristorante in Buick Skylark del ‘72, capisci – per eternare nell’album le acconciature, i sorrisi laccati, le ciglia a tutto volume, l’abbronzatura sintetica.
La selezione, dicevo: l’hanno pagata cara.
L’appartamento a Loano non è più disponibile, ha fatto sapere immediatamente Elena, invitata sì ma senza Carlo, ai genitori della sposa – Dopo anni che grazie a noi si fanno la settimana al mare gratis, bella riconoscenza.
La vendetta è un piatto da servire freddo, ha commentato zia Livia, pace all’anima sua, scambiando col marito un sorriso enigmatico – Neppure loro così avanti negli anni, non si può credere – e mesi più tardi qualcuno ha collegato il commento alla lettera anonima che ha inguaiato gli sposini per una veranda abusiva sul balcone.
Roberto e Monica, offesi per l’esclusione della sorella di lei – Vergognoso, e aveva pure aiutato Isa con la pratica della successione della suocera – hanno deciso di non presentarsi, depennando poi gli sposi dalla lista di invitati alla prima comunione del piccolo Edo.
E Gian? Ha raccontato lui stesso, un quarantacinquenne sovrappeso e ingrigito, la busta strappata dalle mani del postino stupefatto e lacerata lì per lì, l’ira nello scoprire che l’invito era solo per la moglie Giada, la telefonata con la quale ha troncato sui due piedi ogni rapporto con sposa e congiunti. Tanto non ci sarei andato, ha concluso soddisfatto.
Così la famiglia si è spaccata in due fazioni, invitati ed esclusi, e i secondi hanno finito per estendere il rancore ai primi, vuoi per invidia vuoi per il sospetto di chissà quali oscure trame. Molti hanno letto in filigrana alla mappa delle esclusioni la conferma di antipatie finora solo intuite, e c’è chi ha voluto vedervi una vendetta trasversale per l’antica faccenda dell’eredità di zia Elide. Alcuni tra gli esclusi erano dell’opinione che se per solidarietà gli invitati avessero disertato in massa il pranzo avrebbero dato prova di un’integrità morale che invece, evidentemente.
Da parte loro gli invitati si sono offesi per la reazione degli altri. Ha detto che sono infantile! Scandiva incredulo zio Rudi, le sopracciglia bianche inarcate. Io, infantile!
Per farla breve, abbiamo smesso di frequentarci. Di riunirci a Natale. Alla fine tutti ce l’avevano con tutti e la famiglia si è sfasciata.
Questi sono i nonni Rosa e Vittorio nel giorno d’inizio. Il giorno delle benedizioni e dei brindisi, degli abbracci e dei confetti, degli auguri.

© Daniela Scudieri, 2016

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