Pensieri fuori scena [3] di Anna Scola

IL PROGETTO DI NORA
ovvero l’attualità di Casa di bambola

Il Laboratorio Verso Casa di Bambola del Maestro Mauro Avogadro offre l’occasione per una riflessione sul personaggio di Nora.

Il Laboratorio organizzato da Onda Larsen, nasce dal sogno di un gruppo di giovani attori di dar vita a una fucina artistica di produzione teatrale e drammaturgica; un luogo di scambio creativo e di formazione continua e offre l’occasione per una riflessione sul personaggio di Nora: giovane creatura alla ricerca della propria libertà o ingenua moglie alla ricerca di un più profondo rapporto col marito?

Il maesto Mauro Avogadro

Il Maestro Mauro Avogadro ha proposto un raffinato percorso di analisi testuale e interpretativa di Casa di bambola
“Come si può dar vita ai personaggi di Ibsen? Da quale condizione sono costretti ad agire e a parlare? Sono padroni delle loro azioni e del loro dire oppure cercano disperatamente di capire chi sono?”

L’opera narra la storia di una presa di coscienza. Nora ha falsificato la firma del padre morente per ottenere un prestito necessario per salvare la vita del marito, gravemente ammalato. Quando il marito lo scopre, preoccupato delle conseguenze del gesto, rimprovera  Nora, che si sente  incompresa. “Una donna non dovrebbe dunque avere il diritto di risparmiare il vecchio padre morente o di salvare la vita al marito?”, ed è disposta a lasciare marito e figli per conquistare la propria identità come persona. “Devo cercare di educare me stessa… devo essere sola per raccapezzarmi in me stessa e nel mondo”.

La scelta di Nora scandalizzò il pubblico borghese dell’epoca. Ma incontrò il plauso di coloro che videro in lei un’eroina dell’emancipazione femminile, nonostante l’autore avesse dichiarato di non sapere neanche cosa fosse la causa della donna: “A me essa è sembrata sempre come una causa dell’essere umano”.

Nora crede d’essere prima di tutto una creatura umana al pari del marito Torvald.… o almeno vuole tentare di diventarlo. Sa che il mondo darà ragione al marito “ma ciò che si legge nei libri non può più essere norma per me. Io stessa devo riflettere per vederci chiaro nelle cose.” Sente che le leggi sono diverse da quel che pensava, ma non riesce a convincersi che siano giuste. Questo dubbio innesca un percorso di consapevolezza, un nuovo modo di pensare e di agire, che esclude le certezze prese in prestito e l’obbedienza a priori.

“È una resa dei conti, Torvald! Siamo sposati da otto anni. Non t’accorgi che noi due, tu ed io, marito e moglie, oggi per la prima volta stiamo parlando di cose serie? Dico soltanto che mai abbiamo cercato insieme di vedere il fondo delle cose.”

Nora sta per andarsene: sospesa tra la consapevolezza di non poter tornare alla vita di prima accanto a un marito divenuto estraneo e l’ignoto di una nuova esistenza alla ricerca della propria verità, confessa di aver atteso per otto anni pazientemente un mutamento, “un prodigio” e interrogata da Torvald su che genere di prodigio si tratti risponde “che la convivenza diventi matrimonio”.

Il Maestro Avogadro suggerisce ai suoi allievi di affrontare i personaggi rispettando la natura delle loro passioni e dei loro caratteri, alla ricerca della loro precarietà e del flusso di pensiero che li spinge a parlare e ad agire. Ogni personaggio ha le sue ragioni, la sua nobiltà e la sua vigliaccheria. Un attore deve difendere il suo personaggio, far risplendere la sua luce sfumata dalle sue ombre. L’emancipazione di Nora diviene così difficilissima, perché fragile come il cristallo; la separazione vibrante: sta per andarsene, ma non se ne va; è sul punto di rimanere, ma dice che deve andare via.

Il Maestro immagina la messa in scena di Casa di bambola nell’intimità di un teatro da camera, per valorizzare le sfumature e avvicinare lo spettatore a queste figure, spesso considerate troppo lontane da chi guarda.

Potremmo stupirci che, da vicino, le ragioni profonde del loro agire non siano poi così lontane dalle nostre; scoprire che in ognuno di noi vive una coraggiosa Nora che anela alla libertà; un Torvald innamorato timoroso di rovinarsi la reputazione; un amante deluso caduto in rovina; una non più giovanissima vedova che ha ancora voglia d’amare…. Potremmo sentire sul petto l’intero peso del loro ignoto destino.

Se Nora e Torvald fossero solo due inclinazioni del nostro animo, in perenne conflitto tra loro? Coscienza maschile e coscienza femminile, leggi del cuore e della società, timore e coraggio, ragione e sentimento. Nel tentativo di costruire un dialogo tra le nostre opposte pulsioni, forse potremmo educare noi stessi, scoprire di volta in volta chi siamo e chi vorremmo essere, le nostre catene e le nostre ali e, perché no, sperare di vedere compiersi il tanto atteso prodigio di Nora.

©Anna Scola, 2018

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