Passaggi di stato [9] di Francesca E. Magni

Tanguy, disegno di B.Garlaschelli

Tanguy, disegno di B.Garlaschelli

3.Etologia
L’acquario
(2/3)

Lo spazio chiuso delle scalette a chiocciola che portano fin sopra alla Basilica di Estrela genera claustrofobia quanto gli spazi troppo aperti dell’Expo mettono ansia. Invece di pacificare, l’architettura estremizza le tensioni, amplifica la frenesia del fare senza potere.

E allora buttiamoci a mare, anzi nell’Oceanario, decide Tanguy.
Appesa ai fili teleferici sull’acqua, respira il biancore moderno degli edifici, vibra come un’antenna, ascende senza venti nell’atmosfera aperta adatta a una figurina iperbolica come lei.
Dietro alle vetrate c’è un blu acquatico.

Esseri umani che guardano i pesci e pesci che guardano gli esseri umani: lo stesso tipo di sguardo?
Tanguy si distrae, dimentica subito il sottofondo sonoro; i colori prendono il sopravvento: prevale la vista, il piacere dell’occhio. Vede meraviglie, coralli, meduse luminescenti, pesci ago e napoleonici, anemoni, rane blu.
La danza surrealista della piccola medusa lattiginosa, ipnotica nel suo accendersi dall’interno, spirito acqueo, che diventa essere tutto luminoso, spettrale, etereo. Luce lunare, lontana e silente. Non come quella delle lucciole nelle siepi, così simile al nostro manufatto elettrico, la lampadina. La medusa non copia l’artificiale, lei vola dentro ai sonni leggeri delle ninfe. Quale luce può competere con l’azzurrina e bianca medusa? Non certo il virile laser, tutto d’un pezzo, pericoloso, tagliente, creato dalla mano dell’uomo.
Ed ecco i coralli, anello di congiunzione fra il mondo vivente e quello minerale: le pietre che si fanno carne, le ossa che Caillois ricorda essere pezzi di morte, vista come il sopravvento della materia inorganica dell’organismo sulla sua materia organica; più precisamente: “La vita e la coscienza sono, a detta dei biologi, conquiste pesanti per la materia inorganica che tende sempre, per ragioni interne, a tornare allo stadio inanimato primitivo” (Roger Caillois a cura di Ugo M. Olivieri, Marcos y Marcos ed., 2004, pag. 39).
Viceversa i rospi sassosi non dimenticano la loro origine calcarea.
I pesci ago saltellano in verticale sotto invisibili macchine da cucire; le meduse che scendono a testa in giù e salgono a testa alta; i pesci con le pinne si muovono in orizzontale e per salire sfruttano la legge di Archimede, ahi fluidi!, base della vita, così come un semplice ma non innocuo gradiente di temperatura, vale a dire qui caldo e lì freddo, differenze minime ma bastanti a far accumulare molecole fino al salto mitico che porta a noi.
E ancora le anemoni inquiete che si muovono in autonomia… oppure per seguire il moto ondulatorio circostante? Tanguysi identifica in un loro tentacolo: osserva l’anemone abbarbicata alla roccia e non riesce a capire se il suo movimento sia dovuto a un atto volontario (“azione positiva”) o di “azione negativa” per opporsi alla spinta dell’acqua e tornare in sé, un moto di reazione elastica o di abbandono passivo alle onde. A una conferenza a Venezia, siamo nel 1994, Seymour Papert racconta di come alcuni bambini rispondessero alla domanda sull’origine del vento, dicendo che erano gli alberi a crearlo; se si osservavano con attenzione, non si comportavano infatti come enormi ventagli?
Ti viene da ridere. Sei proprio sicuro che avresti avuto la coscienza dell’esistenza dell’aria se non te lo avessero mai detto? Se fossi nato solo, senza nessuno a spiegarti questo e quell’altro? L’aria o il vuoto – medita Tanguy – già.La confusione fra causa con causato la immerge nell’oceanico processo della percezione.

(continua)

© Francesca E. Magni, 2015

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