Passaggi di stato [7] di Francesca E. Magni

colori

Senza scampoli

Rovente potenza del ferro da stiro, transatlantico della stoffa, razzo da biancheria, impugnato a redimere le pieghe, gli arricciati e nodosi ostacoli al liscio, al piatto. Oltrepasso spigoli e bottoni, slalom lillipuziano, evito decori appiccicosi e fondenti, schiaccio tutto.

Morbido rullo e rompighiaccio polare, macchina a vapore domestico, utensile moderno e silenzioso. Aspetto che la lucina rossa si spenga mentre giro le maglie dal rovescio al diritto in attesa di un trapasso dallo stropicciato allo stirato. Percorro con la mente fino al ricordo della mia soddisfazione di bambina che creava quadrati regolari in quattro o cinque mosse: stirare una faccia del fazzoletto, passare all’altra, piegarlo in due, stirare di nuovo, piegare e concludere con altre due passate. Il piacere massimo erano gli angoli, solo quelli dei fazzoletti semplici però, perché alcuni tovaglioli o asciugamani erano ostici e ostili, non si piegavano alla volontà del ferreo che disattendeva altra ferrea volontà, restavano lì con orecchie da coniglio recidivo, quasi da mulo, con mezzalune e cunei sordi, con superfici scabre e a volte ruvide.

Invece l’angolo del fazzoletto ideale si faceva raggiungere subito dalla punta del ferro e con il bordino assecondava la tendenza innata dell’essere umano al confine ben delimitato, della serena armonia delle proporzioni. Tutto combaciava e baciava e con il calduccio del risultato, accarezzava e ammorbidiva.

Non ho mai speso una goccia di sudore con i fazzoletti, mai una lacrima, ho sempre agito con massima concentrazione, minima tensione, grande pace.

©Francesca E. Magni, 2015

Leave a Reply