Passaggi di stato [10] di Fancesca E. Magni

sfera

RACCONTO SINCERO CON BUGIARDINO
Da non assumere in gravidanza

La sala travaglio, come quella parto, come la clinica per il puerperio e il nido, sono il regno della misura. Ogni cosa, momento e situazione hanno un numero, una cifra e qualcuno pronto ad annotarla.
Per l’umidità e temperatura c’è lo strumento in corridoio dietro a una finestrella di vetro ben sigillata, per le contrazioni c’è un manometro da legare sul pancione con una fascia elastica e che registra la sinusoide prima incerta poi sicura delle atmosfere (si arriva fino a 60 atmosfere per le punte massime di dolore, anche se il personale sottolinea che è un indice solo indicativo); passano a misurarti la temperatura, a cambiarti la flebo degli antibiotici eccetera.
La sala numero tre per il parto è pronta per poi finire con due braccialetti cifrati tu e tua figlia che terrete fino alle dimissioni.
Matematiche sono le contrazioni che non durano più di un minuto e l’orologio a quel punto è vitale, fissi la lancetta e sai che manca poco, fra poco smette e poi mi posso riposare un po’.
Però non ho detto che non iniziavano mai, che queste stramaledette contrazioni non c’erano, nonostante le acque si fossero rotte, forse solo un po’ o forse di più? Lo strumento un valore 8, quindi poco, però è meglio non rischiare e iniziare con il parto stimolato da farmaci.
Eccoci qui. Insomma, è successo così ed è andato tutto bene, con l’epidurale la notte dopo, l’ossitocina e poi la febbre e poi il cesareo e io che urlo al taglio e allora loro che penso mi abbiano sedato e la bimba vista da lontano avvolta in un telo blu e poi il buio fino al risveglio disperata sola in una stanza di ospedale con un’altra in attesa di entrare stesa anche lei sul lettino e io che penso non devo piangere altrimenti si impressiona ma non ci riesco e mi dispero a lungo a lungo, dov’è la mia bambina?
Per non parlare dei sei medici diversi che mi hanno visitato – durante il travaglio – a intervalli regolari ai quali rispiegavo la mia situazione, che entravano con il guanto di violenza per vedere se i due centimetri erano diventati tre, ma niente da fare, non si dilata ancora. Mi hanno lasciato un terrore per la visita duro a morire e se ben ricordo l’ultimo mi ha praticato di nuovo la “manovra”, e quello prima invece aveva dita grassocce e corte e non ci arrivava e diceva che lo so che è una sofferenza per me, ma lo è anche per lui.
Io comunque sempre con il mio sangue freddo, la calma, la gioia, l’attesa e la sopportazione di questi interventi repentini dei medici che violavano, ma che a guardare la lancetta, prima o poi finivano. E con l’ingenuità in sala parto di chiedere di stare accovacciata al momento dell’espulsione e loro che mi dicono che nel parto indotto non c’è nulla di naturale.

©Francesca E. Magni, 2015

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