Questione di numeri – Una confessione di Barbara Garlaschelli

babina

Sono nata il 26 novembre 1965 e pesavo 3,600 kg. Nevicava. Pare che lo spessore dei cristalli sia minimo, ordinariamente poco diverso dai 2/10 di mm.

Ero una bella bambina, avevo tutto al posto giusto: 2 mani, 5 dita per ciascuna; 2 piedi, 5 dita per ciascuno; 2 gambe, 2 braccia, 1 faccia, 1 pancia, 1 sedere, 1 vagina, 2 occhi, 2 orecchie, 1 naso, niente capelli ma poi sono cresciuti a milioni. Insomma, tutto. E tutto funzionava: ho cominciato gattonando e ho terminato correndo nel giro di 2 anni. Ho cominciato a parlare a un 1 anno e 6 mesi, più o meno.

Crescendo ho imparato a leggere, scrivere, nuotare, disegnare, studiare, discutere, ridere, piangere, saltare, allacciarmi le stringhe delle scarpe, i bottoni della giacca, infilarmi i guanti, andare in bagno, lavarmi, vestirmi, spogliarmi, baciare, abbracciare, cancellare la lavagna, lavare i piatti, battere a macchina, suonare il pianoforte, andare in bicicletta, aprire e chiudere lo sportello della macchina, farmi la valigia, disfarla, appendere gli abiti nell’armadio, infilarmi le calze, stringere la mano alle persone, grattarmi un orecchio, pettinarmi, infilarmi gli orecchini, ballare, sentire caldo alle gambe, sentire freddo alle mani, sfogliare un libro, rifarmi il letto, disfarlo, passeggiare con le amiche, passeggiare da sola, prendere un treno, perdere un tram, saltare la corda, mettermi lo smalto, togliermelo, raccogliere qualunque cosa cadesse a terra, raccogliere un fiore, bagnare le piante, sentire la sabbia sotto i piedi e l’acqua mentre camminavo sulla battigia, sollevare cose pesanti, aprire una borsa, chiuderla, farmi la coda bloccandola con l’elastico, remare, andare in pedalò, tuffarmi ma mai da troppo in alto, stare sott’acqua per minuti interi, pescare, grattarmi il naso, aprire e chiudere le dita della mano, nascondere le dita dei piedi sotto la sabbia o sotto una coperta.

Ho fatto tutte queste cose, non in quest’ordine, e centinaia di altre.

Il 3 agosto 1981, all’età di 15 anni, ero alta 1,75 cm e pesavo circa 68 kg. Ero in vacanza al mare. Non so quanto fosse grosso e quanto pesasse il sasso contro cui sono andata a sbattere mentre mi buttavo in acqua per farmi un bagno. come facevo sempre. Non so quale sia stato l’impatto tra velocità e peso. So che in meno di 1 secondo tutte le cose che avevo fatto fino alle ore 16,00 del 3 agosto 1981 non le ho più potute fare.

Nel giro di 1 secondo ho perso tutto, tranne la lucidità.

Nei 10 mesi successivi mi hanno fatto: 2 buchi ai lati della testa per applicare una trazione di 15 litri d’acqua dentro un secchio, altri 5 buchi in testa per una nuova trazione. Infiniti buchi nelle vene per trasfisioni, flebo, punture varie. Nel frattempo mi sono procurata 2 piaghe da decubito sulle spalle, 1 sul collo. Altri 2 buchi in testa per un’altra trazione, 1 cicatrice al collo per un’operazione di ricostruzione della 5 vertebra cervicale, 1 cicatrice al fianco per scheggiare l’osso con cui ricostruire la vertebra fratturata.

In 10 mesi ho riacquistato la mobilità alle braccia e la capacità di reggermi da sola il collo e muoverlo.

Ora siamo nel 2015 e sto per compiere 50 anni, sono alta 1,80, peso 70 kg (forse). Quasi 35 di questi anni li ho trascorsi seduta su una sedia a rotelle. Molte delle cose che facevo prima del 3 agosto 1981 ore 16.00 le ho rimparate in modo “non convenzionale”. Posseggo tutto il mio corpo – con 1 cicatrice in più per una frattura al collo del femore per osteoporosi – ma gran parte del movimento non esiste più.

E respirare è una lotta continua.

Dopo tutti questi anni i NON (non camminare, non correre, non allacciarmi le stringhe delle scarpe, non infilarmi i guanti, non prendere né perdere tram treni aerei, passeggiare da sola e così via) si sono affacciati alla mia testa mettendosi in fila come bravi bambini, disciplinati ma scalpitanti.

Dopo 35 anni tutti quei NON esigono di essere ascoltati e riconosciuti.

Per questo posso dire, oggi, a pochi giorni dal mio cinquantesimo compleanno, che sono una donna libera perché non devo dimostrare più a nessuno, soprattutto a me stessa, di essere coraggiosa, forte, tenace.

Oggi posso e voglio piangere le mie lacrime, la mia fragilità, l’immenso dolore per tutto ciò che ho perso.

Nessuno venga a ricordarmi ciò che sono e che  ho perché lo so. Ho impiegato quasi tutta la vita e le energie per conquistarlo.

Oggi davanti a tutti coloro che mi conoscono (e anche no) voglio che siano le mie lacrime a ridisegnare me stessa, senza pietà ma con compassione.

Oggi voglio che il mio rimpianto e il mio dolore trovino lo spazio che si meritano.

Oggi mi voglio perdonare.

_MAD1963©Barbara Garlaschelli

 

 

 

23 Comments

  1. maria Grazia Serradimigni Rispondi

    oggi che è tutto il giorno che piango, per delle cazzate forse, ti abbraccio e piango con te

  2. giannantonio Rispondi

    ognuno di noi ha uno zaino pieno di lacrime, che ci portiamo a spalla e che non sappiamo mai dove e come abbandonare. Ci sono TANTI momenti in cui ne escono un poco, di lacrime, ma le occasioni per svuotarlo, lo zaino, sono momenti speciali, che segnano il tempo. sVUOTALO, SARAI PIù LEGGERA. ANCHE SE lo zaino non sarà mai vuoto.

    • Sì, non si svuoterà mai, ma come è bello viaggiare più leggeri! ( e gli zaini non sono tutti pieni allo stesso modo, così come chi li porta non è uguale a un altro).

  3. patrizia Rispondi

    grazie Barbara, perchè il dolore deve poter essere espresso
    il mondo apprezza quando fai vedere che reagisci, ma è meno generoso se dici che il male vissuto ti fa o ti ha fatto male davvero.
    grazie per l’umana sincerità a cui rispondo con un abbraccio virtuale
    patrizia adulta che porta con sè una bambina ustionata

    • Grazie a te, cara Patrizia. Ho voluto condividere questa ma riflessione proprio per la ragione di cui parli: il mondo ci vuole sempre forti e vincenti e mal sopporta le fragilità, forse perché fanno paura. Eppure è anche da loro che si impara. Un abbraccio forte a te e a quella bimba che custodisci.

  4. fabriZio Rispondi

    Sfogo lacrimale più che leggtimo, ma non ti possiamo “perdonare”, si fa’ con i colpevoli, non con gli eroi: questa sei tu un “eroe quotidiano”. Facile esserlo. Anche se si parla pur sempre di eroismo una volta nella vita, qui lb’arduo è esserlo tutti i giorni tutto il giorno: dal voltarsi, appena aperti gli occhi, al richiuderli, con ancora il desiderio di aprirli ancora, grazie

    • Caro Frabrizio, io non ho chiesto il perdono degli altri, ma l’ho chiesto a me stessa che è una cosa molto diversa e, per quel che mi riguarda, pensavo impossibile. Perdonare gli altri mi vien più naturale. Grazie a te e un caro saluto.

  5. Nadine Léon Rispondi

    Lo so quanto sei forte, lo sei quanto sei fragile… ho un figlio di 30 anni con la distrofia muscolare di Duschesne, in carrozzina come te, sopravvive grazie a un respiratore . Eppure è la persona più bella che abbia mai conosciuto. riesce a parlare, mangiare, ad avere delle espressioni facciali, ma l’unico movimento che gli è rimasto è quello di usare il mouse del computer. nonostante tutto è riuscito a studiare all’università anche se non si è laureato. io lo devo accudire giorno e notte ma devo dire che non mi pesa, a parte la normale stancchezza fisica e in compenso lui mi fa da assistente e collaboratore. il migliore che potesse avere (sono un autore e siamo una famiglia affidataria da 20 anni, accogliamo bambini con difficoltà grave e con vari handicap) Lui, Marco è il suo nome, è la nostra forza. detiene il potere dell’amore. La distrofia è una malattia genetica e sono stata io a passargliela ma non mi faccio nessun senso di colpa, non sono io ad averlo scelto ma è stato la vita che nonostante tutto rimane una cosa meravigliosa. Provo invece un immenso senso di gratitudine verso di lui, per tutto quello che mi ha dato e che continua a darmi e a insegnarmi con la sua intelligenza, la sua sensibilità, la sua combattività… sono felice di avere letto questa tua testimonianza, perché ti sento una dei nostri, e sì che si piange, e si che ci si arabbia e si che si entra in compassione con il resto del mondo e si che si ama. Ti voglio bene. Nadine.

    • Sì, si provano tutte quetse cose, e tu le senti attraverso lui che te le trasmette. Ma io ho scritto dei momenti in cui si lascia il passo al dolore e al rimpianto, e questa è una cosa che solo marco, io e quelli come noi possono provare. Ciascuno di noi – e intendo disabili e non – è un mondo. Io, in questa mia personalissima riflessione che è ho voluto condividere ho riconosciuto a me stessa cose a cui non ho mai dato il lasciapassare, troppo impegnata com’ero a essere forte ecc. ora posso scrivere che sono anche altro. Lo devo a me stessa. Un abbraccio

  6. Fabiano Rispondi

    buongiorno barbara,
    piangere fa molto bene allo spirito.
    Come ridere.
    piangi quando e quanto vuoi.
    e ridi se ti va.
    nessuno te lo deve e puo’ impedire.
    io farò altrettanto.
    se mi permetti, ti abbraccio.
    grazie

  7. tiziana Rispondi

    CIAO BARBARA,
    CONOSCO Nicoletta E TRAMITE I SUOI POST/ LINk E ALTRO HO COMINCIATO A riCONOSCERE IL TUO NOME ANDANDO Spesso A leggere ciò CHE SCRIVI.
    Così è STATO anche stamattina, MI ero chiesta COSA ti FOSSE SUCCESSO, AMMIRANDO QUELLA CHE SEI OGGI.
    NON HO ALTRE PAROLE, MI PIACEREBBE CONOSCERTI perché CONOSCERE BELLE PERSONE FA BENE all ‘ ANIMA.
    LE SOFFERENZE SONO DI VARIO TIPO E SPESSO NASCOSTE. FORSE SI NASCONDONO PER NON FARSI COMPATIRE O PER NON LASCIARSI ANDARE.
    Altre NON SI possono nascondere.
    tiziana

    • Cara Tiziana, grazie. E capiterà di certo che ci si incontri. Nella vita succede. E, sì, ci sono sofferenze celate e svelate. E’ lo svelarle a se stessi, però, credo, la parte più difficile. un abbraccio

  8. clelia Rispondi

    Accendo una fiamma profumata, poi un’altra e metto su l’acqua per il tè . Perché lo faccio e perché te lo scrivo qui? Perché ho letto e mi sono seduta provando un poco (ma solo un poco, ché poco so) a pensare con te. A immaginare quel senso di liberazione, di lavoro davvero riuscito. Senso cercato, o solo fino ad allora celato o arrivato prepotente, splendente grazie alla tua coscienza e presenza interiore.
    Insomma, ho pensato più o meno in questi termini evitando di farmi protagonista solo perché a questo pensavo (manco si meritasse un premio ad ogni normale reazione di pensiero) ed è per festeggiare questo passaggio che tra poco verserò il tè per due. Senza zucchero, che tu possa scegliere. Abbracciandoti, ringraziandoti d quanto hai condiviso.

  9. allora piangi Barbara. e fai conto di non aver detto niente. noi abbiamo capito molto bene dai punti e gli a capo. e dalle tue lacrime. grazie

  10. Cristina Bove Rispondi

    posso solo ringraziarti e abbracciarti

  11. Sai Barbie (lo so che t’incazzi QUANDO TI CHIAMO COSì, MA DEVO SFOTTERTI SEMPRE, PERCHé IO AMO COSì), QUANDO TI CONOBBI NEANCHE LO SAPEVO CHE AVESSI AVUTO QUEL DRAMMA.
    lESSI LE PAROLE, POI GLI SGUARDI, POI I VAFFANCULO CHE CON GARBO MI SPEDIVI.
    qUANDO TI HO CONOSCIUTA ERI bARBARA gARLASCHELLI, POI COL TEMPO SEI DIVENTATA SOLO bARBARA.
    oGNI TANTO PENSO A COME FARò AD ABBRACCIARTI SENZA CARACOLLARE A TERRA, IO TU E LA CARROZZINA (E SENZA BUSCARLE DAL pOLI), PERCHé VERRò LASSù, SI CHE VERRò, E TI STRINGERò FORTE.
    e PARLERò PER ORE – PERCHé IO PARLO TROPPO – E TI RACCONTERò QUANDO IN UN’ALTRA VITA FACEVO IL MANGIAFUOCO NEL cIRCO bARNUM E MI USTIONAVO LE LABBRA, E CANTAVO CON VOCE DA dE gREGORI:
    “sE AVESSI POTUTO SCEGLIERE, TRA LA VITA E LA MORTE, AVREI SCELTO LL’aMERICA…”.

    • Didò, quando tu verrai quassù, perché verrai quassù, io ti stringerò forte così non potrai cadere. E anch’io parlo tanto ma ascolto anche tanto perciò credo che a un certo punto ti darò un bacio e ti tramortirò, così potrò parlare io. (e chiamami pure Barbie. così impari 🙂 )

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