Navigare a vista [6] di Barbara Garlaschelli

In un periodo in cui l’editoria brucia i libri come fossero fiammiferi e la durata di un qualsiasi testo in libreria dura quanto un battito di ciglia, mi piace l’idea di riproporre su Sdiario, qualche volta, racconti e testi che hanno formato la mia vita di scrittrice, alcuni dei quali ormai introvabili.

Navigare a vista significa anche questo: guardarsi indietro, vedere ciò che si è fatto e continuare sulla rotta, qualunque essa sia.

Anima mia, ti scrivo fa parte di una raccolta di testi comici racchiusi nel libro Il pelago nell’uovo, edizioni Mobydick (il titolo è un omaggio al mio amato Totò). Aggiungo che questa casa editrice fa da anni un lavoro pregevole e importante; ha lanciato quelli che ora sono diventati grandi autori, da Lucarelli, a Eraldo Baldini, a Giampiero Rigosi. E’ uno dei pochi editori che privilegia le raccolte di racconti e cura con amore e professionalità tutti i suoi libri e i suoi autori. Vi consiglio vivamente di segurli. Tra l’altro, sono stati i primi a credere e a pubblicare il mio Sirena. Mezzo pesante in movimento (ora TEA edizioni).

E ora divertitevi…

ANIMA MIA, TI SCRIVO

Martedì. Tesoro, l’idea di mia madre di regalarci questa lavagna su cui lasciarci i messaggi è geniale. Anche oggi avrò il turno di notte; spero solo che la signora F. non rifaccia pipì nelle ciabatte della signora M.. Sarà anche arteriosclerotica, ma la pipì la fa sempre nelle ciabatte altrui. La pasta è nel forno, devi solo scaldarla. Ti amo, Anna.

Mercoledì. Amore mio, mi dispiace che ieri non ci siamo visti. La pasta era ottima, ma la prossima volta le olive comprale snocciolate: mi è saltata una capsula. Ti adoro, Luca.

P.S.: La geniale idea della lavagna è mia, non di tua madre. Baci.

Giovedì. Anima mia, quando sono tornata a casa questa mattina stavi dormendo. Senza niente addosso sembravi un dio greco. Eri molto sexy. Mi dispiace per la capsula. Sai, la signora F. bisogna curarla a vista: tutto ciò che è dotato di maniglia lei lo scambia per una porta. Ha già tentato di infilarsi: in un armadio a muro dell’infermeria; nel cassetto del comodino della signora M.; nello sgabuzzino delle scope. Questa mattina l’abbiamo trovata semi-ibernata nel freezer della sala (gira la lavagna) mensa. Sono un po’ stanca. Ti abbraccio, Anna.

P.S.: Non è per contraddirti, ma ricordo benissimo che l’idea geniale della lavagna è della mamma. Un bacio.

Giovedì sera. Cara, questa mattina ti sembravo un dio greco perché non sono riuscito a trovare il pigiama. Detesto dormire nudo e, inoltre, non riesco più a voltare il collo verso sinistra. Il pigiama l’ho trovato nella credenza, sotto la scatola dei biscotti. Dovresti essere un po’ più ordinata. E, tesoro, la tua mamma sarà anche una brava donna, ma l’ultima idea geniale che ha avuto risale a quando ha lasciato tuo padre. Baci, Luca.

Venerdì. Carino, non capisco perché ti ostini con questa stupida storia della lavagna e, soprattutto, perché tu ce l’abbia tanto con papà. Speravo ci saremmo visti oggi, ma avevo dimenticato che hai i ritiri con quelle oche giulive delle tue giocatrici di pallacanestro. Quando tornerai io avrò ancora il turno di notte e l’idea di rincorrere la signora F. mi fa impazzire. Ma sai che l’hanno recuperata sulla statale in camicia da notte e vestaglia che faceva l’autostop? Ha ottantadue anni, chi vuoi che se la carichi? Scusa per il pigiama (gira la lavagna), ma con gli orari che faccio non sono sempre lucida. Ciao, Anna.

Sabato. Non mi è piaciuto per niente il tono dell’ultimo messaggio. Ci tengo a sottolineare il fatto che ce l’ho con tuo padre per il semplice motivo che l’ultima volta che l’ho visto guidava la mia macchina dopodiché della mia macchina sono rimasti il volante e l’arbre magique all’aroma di pino. Ti sarei inoltre grato se non definissi “oche giulive” le mie ragazze e di piantarla di raccontarmi vita morte e miracoli della signora F. di cui, scusa la franchezza, non potrebbe fregarmene di meno. Ciao, Luca.

P.S.: Dove hai messo i miei calzini bianchi? Sotto la scatola dei biscotti non li ho trovati.

II P.S.: Non è necessario che tu scriva “gira la lavagna”: ho frequentato di recente un corso per corrispondenza sull’utilizzo della lavagna nella cultura occidentale ed ora, essa, non ha più segreti per me.

Domenica. Da quando sei diventato così volgare e sarcastico? Per non dire di quanto tu sia egoista e insensibile. La signora F. è una povera donna sola e malata. Non voglio neanche prendere in considerazione, poi, le malignità su mio padre. I tuoi calzini bianchi non sono più tali perché li ho lavati con la roba colorata. Ora sono quelli rosa vicino ai fazzoletti. Anna.

Lunedì. Io non sono volgare. I calzini rosa shocking lo sono. E quelle su tuo padre non sono malignità: prova a scendere nel box. Quel buco vuoto che vedrai è dove una volta stava la MIA automobile che TUO padre ha disintegrato andando a duecento all’ora sulla statale di notte con la sua amichetta. Ultima cosa: posso sapere cos’hai messo nell’acquario? L’acqua è color cobalto e i pesci sembrano anemici. Luca.

P.S.: Per ciò che riguarda la signora F.: spero che qualcuno la strangoli quanto prima.

Martedì. Non posso credere che tu sia la persona per la quale non ho sposato Giorgio, un uomo che mi adorava e che giammai mi avrebbe fatto lavare i suoi calzini. Sappi, comunque, che ho intenzione di tornare da mia madre. Di tre cose sono felice: che papà abbia distrutto la tua stupida macchina; che i pesci siano candeggiati e che la signora F. stia benissimo. Addio (gira la lavagna) idiota.

Mercoledì. Questo è l’ultimo messaggio che leggerai perché, insieme al resto della tua roba, impacchetterò anche questa stramaledetta lavagna che, pensandoci bene, visto la fortuna che ci ha portato, è senz’altro un regalo di tua madre. Portati via anche i miei calzini rosa e regalali a Giorgio che, voglio ricordarti, non hai sposato in quanto lo era già con tua sorella. Sappi, inoltre, che ho sempre odiato il budino di riso che mi propinavi tutte le domeniche. Addio, vipera.

P.S.: Da ora in poi se vuoi darmi notizie della signora F. consulta il mio avvocato.

© Barbara Garlaschelli

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