Navigare a vista [4] di Barbara Garlaschelli

Oggi è il 7 ottobre 2013. Mio padre Renzo moriva l’8 ottobre del 2008. Entrambi detestavamo gli anniversari, ma io voglio dire di lui.
E oggi navigo a vista per lui, e per chi l’ha amato. Quindi navigo a vista anche per me.
E forse, un giorno, questa storia la racconterò per intera…

Renzo e Barbara

Unalunga storia d’amore

Di lui so che mi amava, sopra ogni cosa.
Di lui so che sapeva di essere da me ricambiato, sopra ogni cosa, anche quando me ne sono andata per vivere in un’altra città, con il mio compagno.
Ha sofferto quando è accaduto, anche questo so, pure se amava e stimava Giampaolo, ed era felice per me. Mi ha detto, una sera, prima che mi trasferissi: “In amore c’è sempre qualcuno che soffre”. Una frase da innamorati, così come lo eravamo io e mio padre. Una storia d’amore che è durata quarantatré anni.
Un amore fedele, indissolubile, eterno, semplice come respirare, forte come una fune che ti sorregge su qualunque precipizio. Devoto, sollecito, polemico, divertente, doloroso, pieno.

Ci è sempre stato accanto, a me e Giampaolo, perché sapeva che per noi non sarebbe stata una vita facile (certo, non lo è per nessuno, ma con una disabilità grave in famiglia, in questo paese, le cose sono un filo più complicate). E perché sapeva che anchi quelli che, in teoria, avrebbero dovuto amarci, non è detto che lo avrebbero fatto. Ci sono unioni che fanno saltare equilibri e nervi, pure se ci metti tutto l’amore del mondo perché non accada.

Lui lo sapeva, e c’era.

Mio padre Renzo è nato a Magenta nel 1932 ma è arrivato a Milano presto, ancora bambino. Era un tipetto tosto, combattivo, godeva della compagnia degli altri ma avrebbe potuto vivere solo su un’isola deserta dove, data la sua grande abilità manuale e il suo ingegno, avrebbe potuto tranquillamente starci per tutta la vita.

Se non avesse avuto me.

© Barbara Garlaschelli

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