Maria, un’amica di Sdiario e degli Sviaggiatori

Barbara Garlaschelli e Maria Colombo. Ph. di Giampaolo Poli.

 

 Il web è un luogo strano. Spesso ci si lamenta perché i rapporti virtuali sono finti, alterati – appunto – dalla virtualità, dalla facilità con la quale si può essere altro da sé; inventarsi una nuova personalità. O, più semplicemente, ci si racconta “abbellendoci”, rendendoci migliori di ciò che siamo.

Ecco Maria Colombo – che molti di noi hanno conosciuto prima sul web, su fb per la precisione – e poi nella realtà “vera” – rappresentava l’esatto opposto.
Lei era lei. Si presentava sul suo profilo Facebook con tutta la sua carica di umanità, raccontando entusiasmi e dolori. Raccontava le sue piccole e grandi gioie: l’amore immenso per la famiglia; la gioia per il suo giardino; le gite con gli amici. Quando si è ammalata ha raccontato anche di quello, affermando senza pudore che aveva paura; che aveva bisogno di essere amata anche da chi non conosceva “de visu”. Ogni giorno scriveva della sua lotta contro la malattia, con i suoi giorni buoni, i giorni cattivi, le notti interminabili. Ringraziando sempre i medici e coloro che la aiutavano.

Lo faceva con semplicità disarmante, usando anche il suo dialetto bergamasco, incoraggiandosi da sola; arrabbiandosi con se stessa per la debolezza che avanzava; ridendo e facendo ridere delle piccole sventure quotidiane.

Amava leggere; amava gli scrittori. E anche qusto lo dimostrava con semplicità: organizzando presentazioni; intessendo relazioni amicali con gli autori. Non solo come una fan ma come chi ama la letteratura, riconoscendone il valore, la bellezza e la fatica.

Come tutte le persone forti  non temeva di mostrare la propria fragiltà.

È stata amata tantissimo, non solo dalla sua meravigliosa famiglia, dagli amici che vivevano vicino a lei e che non l’hanno mai lasciata sola, ma anche da quelli che come me e tanti altri, erano più distanti (da un punto di vista geografico). Perché era tale l’amore che Maria riversava sugli altri, sulla vita, tale il desiderio di esserci, di partecipare a questa danza folle, emozionante e feroce  che è l’esistenza, che non potevi non amarla.

Abbiamo tifato tutti per lei.

E stiamo soffrendo tutti, ciascuno a modo suo (chi in silenzio, chi  – come me, scrivendo per ricordarla).
Questo perché non capita spesso di incontrare, in tutte le realtà possibili, donne come Maria.

Personalmente so quanto l’ho amata e quanto mi amasse. Questo è un dono che ci siamo fatte e che resterà per sempre; un bene vero.

Ciao Maria Colombo, che avevi il cognome della mia nonna paterna e la stessa grinta.

Qui ti si continuerà a voler bene.

Barbara, gli Sviaggiatori, e non solo loro.

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