Il corpo della Sirena di Barbara Garlaschelli

©foto di Giampaolo Poli

3 AGOSTO 1981

Il 3 agosto il mio corpo si è trasformato.
In caduta libera ha perso la sua ragion d’essere: portarmi in giro per il mondo nella sua integrità e indipendenza.
Ha perso movimenti, sensibilità, tonicità, velocità, potenza.
L’immagine che mi è tornata indietro per molti anni è stata quella di un corpo in prestito. Qualcosa che avei voluto restituire il prima possibile per farmi restituire l’originale.
Ho impiegato anni per accettare il fatto che l’originale era questo OGM.

L’ho odiato, nascosto, deriso, pianto come si piange un caro estinto, nemmeno troppo simpatico.

Da 36 anni il 3 agosto mi sveglio e so che devo correre (con la mente che corre, oh se corre) più della tristezza o il pensiero del mio corpo modificato mi schianterebbe. A volte ce la faccio, altre no.

Oggi va così e così, ma so che migliorerà.

Posto questa foto nella consapevolezza che non tutti capiranno (magari qualcuno mi farà chiudere per un po’ la pagina, pazienza), ma nella certezza che chi mi ama sì.

Mettere il mio corpo in mostra è un atto di narcisismo di cui sono orgogliosa perché la dignità del mio corpo sta nell’aver resistito a tutto: dolore, piaghe, ferite, tagli.
Se una modella può mettere in mostra la propria bellezza, noi esseri imperfetti possiamo mettere in mostra la nostra. Basta con il nasconderci, vergognarci, sentirci sempre e comunque menomati.

Perché la bellezzza non sta solo negli occhi di chi guarda ma è dentro di noi, se c’è. E c’è sempre.

Se qualcuno si sente offes*, non stia a guardarmi e a leggermi. Chi mi ama, ripeto, so che capirà e sorriderà.

Questo 3 agosto lo dedico al mio corpo martoriato, orfano di molte cose ma rinato.

E come ogni anno mi dico, buon compleanno Sirena.

© Barbara Garlaschelli, 2017

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