Luoghi e non luoghi [5] di Paola Rondini

CentovalliOmbramattina

© Ombra mattina, opera di Giorgio Centovalli

PASSAGGI

Mio padre aveva un sorriso che manteneva tutte le promesse e una stanchezza precoce di mezzo cuore, di infarti e rianimazioni.
Le infermiere, giovani con le unghie finte, mature indurite e di fretta, dissonanti, televisive, stanche, si stupivano del suo baciamano e del foulard annodato sulla giacca da camera.
Alzavano le spalle quando se ne restava immobile a fissare fuori dalla finestra della stanza, il piazzale, le utilitarie parcheggiate malamente, aggredite dalla stessa ansia e da sogni fratelli.
Rigido come un palo, non rispondeva più alle loro battute.
Mio padre, adesso che non mi abbandona mai, che decodifica ogni gesto e ogni parola, adesso che è come l’aiuto da casa per tutti i fottuti quiz della vita, lo prendo su in macchina ogni sera, fermandomi alla medesima curva.
E’ un autostoppista sorridente e arrossato, vestito di tutto punto e armato di una fiducia patetica. Con un gesto teatrale apre la portiera, si toglie guanti e berretto e si sistema seduto vicino a me.
Indossa la giacca di tweed marrone, quella col taschino per gli occhiali ed è contento, proprio come quando andavamo al suo ristorante preferito.
Le mani grandi e aride le appoggia in grembo.
Io guido e racconto, lui guarda fuori dal finestrino.
Io parlo di cose quadrate, di cose appuntite, preparata, esatta, ma lui mi interrompe, mi confonde, mescola tutto insieme, canticchia un motivetto, indica col dito qualcosa lungo la strada, mette la musica, mi ricorda di comprare la cioccolata, dice di lasciar perdere.
Dice di lasciar perdere.
Quando io salgo in casa, lui mi molla e se ne va in giardino e io lo lascio così, fermo sugli scalini, a suonare la chitarra ai gatti.

© Paola Rondini, 2015

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