Luoghi e non luoghi [2] di Paola Rondini

libellula

Libellula sorda

Da qualche tempo sono una libellula sorda, un assemblaggio di elementi filiformi, impalpabili e cavi; nell’insieme, comprese le ali e gli occhi semoventi, non peso nemmeno un milligrammo.
Forse sono solo un’ipotesi.
Mi appoggio sui fogli di carta velina e non li piego, mi fermo su una briciola di pane e non la sposto, galleggio ovunque, fontane, pozzanghere, gocce di temporale; solo le lacrime sottili mi ingoiano.
E sono sorda.
Da quando sono diventata una libellula, non percepisco che il rumore roteante e pungoloso delle mie ali e, quando sono ferma, quello del mio minuscolo cervello che ha poche funzioni, ma molto chiare.
La mia principale attività, da quando sono una libellula, è andar di elica e catalogare ciò che è degno di interesse.
Esco dalla mia foglia ogni mattina, sapendo, geneticamente, che il mio dovere di insetto è quello di ronzare sopra e intorno e dentro le cose (fiori appena nati, tende di case, guance, muri di cemento, tubi, animali a pelo raso, camicie, mani e alberi) e incamerare dati: ruvidezza, morbidezza, viscosità, umidità, pendenza.
Le sensazioni tattili catturate dalle mie sei mani piedate, sono innumerevoli e, col tempo e l’esperienza, ho imparato a individuare al primo contatto, il tipo di materiale sul quale sono planata.
Non ho un naso ma un sistema di super odorato puntiforme dislocato lungo i fianchi che mi impedisce di atterrate sopra sostanze putride, acide, dolciastre o in avaria.
Una bella fortuna.
Le mie giornate sono tutte scandite da questo lavoro minuzioso di esperienza.
All’alba approfitto dell’agitarsi di certi arbusti del sottobosco per una doccia veloce e poi vrrr vrrr vrrr duro così – volo, sosta, appunti, sosta, appunti e volo- fino al tramonto.
I suoni del mondo che non mi arrivano più, non mi mancano di certo; la dolcezza la vedo bene con gli occhi e negli occhi, la verità nei gesti e al buio, il resto è solo rumore.
Gli specchi non mi ingannano e so sempre trovare l’uscita quando qualcuno cerca di intrappolarmi.
Solo quella volta, sarà stata una sbandata collerica, un naso di colpo crudele o forse mi avranno presa per qualcun altro, per un mostro dell’infanzia, ma all’urlo “Ah un insetto! Verde! Ammazzalo, ammazalo!”qualcuno mi ha ucciso con un quotidiano arrotolato.
L’ultima cosa che ho visto è stata la pubblicità di un telefonino.

©Paola Rondini

Il 15 ottobre uscirà il nuovo romanzo di Paola Rondini: Il salto della rana (Fernandel). La copertina la trovate qui

Leave a Reply