Lujana [3] di Luciana Ortu

©Fior d'angelo, foto di Luciana Ortu

© Fior d’angelo, foto di Luciana Ortu

BENVENUTA PRIMAVERA

Sto camminando lentamente. Il respiro è regolare. La mano destra è sprofondata nella tasca dei jeans. La sinistra trattiene la borsa che porto a tracolla sulla spalla. Se non le tenessi occupate in questo modo, so che le braccia si muoverebbero in sincronia con le gambe. E mi sembrerebbe di sentire la voce di mio padre che mi rimprovera: «Tieni le braccia lungo i fianchi… non stai marciando in fila come un soldatino, figlia mia…».
Arrivo al cancello con un tiglio in piena fioritura dietro ciascun pilastrino. Il cartello “Proprietà privata” ha perso un tassello e pende da una parte. Svoltato l’angolo dello stradello ombreggiato dagli eucalipti, una nuvola bianca e profumata mi viene incontro. Sono gli aranci in piena fioritura. Il ronzio delle bottinatrici che fanno la spola dall’agrumeto agli alveari, cariche di polline, è forte e domina perfino il canto dei fili elettrici della media tensione che tagliano in diagonale il percorso. Mi fermo in mezzo allo stradello. Chiudo gli occhi. Il profumo e il ronzio delle api mi stordiscono, mi regalano uno stato che somiglia alla trance. Mi rivedo bambina a correre tra i filari, impaurita da uno sciame di api, disturbate dal mio chiassoso passaggio. L’abbraccio protettivo di mio padre, che mi raggiunse alla fine del vialetto. Mentre riapro gli occhi, una lacrima di rimpianto scende lungo la gota. Accelero e apro il secondo cancello. I cani mi vengono incontro. Scortata dalla rossa femmina che guida il piccolo branco, i due maschi adulti bianchi come fiocchi di neve e la coppia di giovani color miele, arrivo al casale. L’enorme cespuglio di fior d’angelo, in tutto il suo splendore della piena fioritura mi accoglie. Un refolo di vento, magicamente, lo smuove proprio in quel momento, e una pioggia di petali bianchi e profumati sembra quasi salutarmi e darmi un caloroso benvenuto. Io qui mi sento a casa. C’è il mio cuore. Se esiste la casa dell’anima, la mia è questa, dove ogni cosa parla di mio padre.

© Luciana Ortu, 2016

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