Lettere da una sconosciuta [14] di Marcella Leonardi

Una vita al massimo – True romance di Tony Scott (1993)

Rompendo il cliché hollywoodiano secondo cui il matrimonio è l’inizio della fine ed il preludio ai titoli di coda, Tarantino (qui alla sua prima sceneggiatura) inizia il suo racconto con un matrimonio, per quanto bizzarro; una materia in genere poco attraente e “conformista” che diventa l’anima di una feroce black comedy e la salva dalle secche del cinismo, oltre a conferirle un’ originalità nuova. Quello di True Romance è un romanticismo autentico, timido, un discorso amoroso che vibra d’innocenza e travolge l’estetica pulp.
Ci sono film che non vogliono ingerenze intellettuali e True Romance è uno di quelli: la sua unica giustificazione è il puro piacere. Non ha motivazioni etiche, intenti didascalici né ambisce a porsi come metafora. E’ cinema-emozione e ci consegna due personaggi amorali, ma candidi e folli, dalle forti connotazioni erotiche trasfigurate in una tensione pura e spirituale.
La storia di Clarence ed Alabama ha una grazia ed una delicatezza shakespeariane. Come Romeo e Giulietta, i due innamorati si scambiano tenerezze e giuramenti per l’intera durata del film; e tutte le avventure che attraversano, il nero che li avvolge, la morte che li corteggia, sono vissuti come ostacoli alla pienezza del loro sogno. Due anime perdute costrette ad una discesa negli inferi.
Il film, diretto da Tony Scott – un regista estremamente capace, che scelse di operare all’interno delle convenzioni – si sviluppa in forme tradizionali dal punto di vista narrativo.
Droga, killers, vite da outsiders, Los Angeles, il pericolo come condizione esistenziale, ironia e rosso sangue: i parametri del cinema di Tarantino ci sono tutti, ma senza la caratteristica struttura non-lineare che lo caratterizza. Tarantino si dichiarò estremamente soddisfatto del lavoro di Scott, apprezzando la sua scelta di tradurre la sceneggiatura in forme classiche, che ne esaltarono la poesia. La tenacia romantica dei due giovani protagonisti, il loro senso di incanto e dedizione reciproca che non esita a dispiegarsi anche su un contesto irrimediabilmente deviato, creano una dialettica tra realtà ed ideale di grande intensità, che una tecnica narrativa più sofisticata e complessa avrebbe appannato.

© Marcella Leonardi

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