Lettere da una sconosciuta [1] di Marcella Leonardi

It should happen to you (La ragazza del secolo), di George Cukor, 1954

Negli anni 50 a Hollywood si insinua il germe della realtà; quasi un lampo di reality che vibra lungo It should happen to you, tra i film più belli e sorprendenti di George Cukor.
Scritto dalla penna irriverente e perspicace di Garson Kanin, grande osservatore della società americana, It should happen to you fa della sua protagonista Gladys Glover la personalità chiave dell’epoca della riproducibilità tecnica. Ingenua di provincia e senza particolare talento, Gladys corona il suo sogno di diventare famosa scrivendo il suo nome su giganteschi cartelloni pubblicitari che punteggiano New York. Dopo un passato da “fruitrice” pubblicitaria, la ragazza assorbe quindi il potere della serializzazione tanto da trasformarsi a sua volta in oggetto, riprodotto all’infinito e impresso nel pubblico/consumatore. Elaborando inconsapevolmente la lezione di McLuhan, Gladys diviene il messaggio, l’involucro di una comunicazione vuota, l’immagine che rimanda a se stessa in un multicolor warholiano di varianti.
Judy Holliday, spoglia di qualsiasi aurea irrangiungibilità, è l’icona di un nuovo divismo – accessibile, imperfetto, di calcolato candore, elevato ad un’istantanea e incontrollata celebrità. Attrice di straordinaria intelligenza, la Holliday presta la normalità del proprio aspetto fisico per farne il segno di un’età di passaggio; e oppone al glamour cristallino e paradisiaco delle star di vecchia concezione la modernità del suo corpo banale, fuori posto rispetto alla grandiosa sinfonia di linee strutturali che compongono la grande metropoli.
It should happen to you rappresenta l’irruzione di un nuovo realismo tanto nello star-system (è anche il primo film di Jack Lemmon) quanto tra le pieghe del paesaggio hollyoodiano: costellato di prese dirette su New York, il film prefigura quel new cinema – da Cassavetes a Scorsese a Woody Allen – fatto di passeggiate introspettive in cui la città diviene territorio dell’anima.

© Marcella Leonardi

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