Le antipatiche [38] di Anna Martinenghi

© immagine da Pinterest

LA DONNA CON LA CODA

Venne il giorno in cui alla famosa influencer non bastò più cambiare abiti, scarpe, accessori, trucco e capelli. Era ora di andare oltre. Era ora di fare davvero tendenza.

Si mise in lista, anche se non esisteva una vera e propria lista d’attesa per ciò che lei desiderava. Aveva chiesto, contattato i migliori chirurghi in circolazione. Li aveva sentiti sciorinare una lunga serie di controindicazioni, di rischi, di possibili crisi di rigetto, ma li aveva convinti, paziente, con tante banconote da 500 Euro.

Non era una che badava a spese, forte del detto: “Chi più spende, meno spende”. E poi quell’operazione la considerava un investimento a tutti gli effetti. Si sarebbe rifatta vendendo le foto in esclusiva al miglior offerente, o diventando testimonial di qualche campagna pubblicitaria mondiale. Non aveva dubbi sulla riuscita del progetto, piuttosto sul modello da farsi trapiantare. Aveva escluso subito, con gran dispiacere, la coda di pavone; coreografica certo, ma ingombrante. Come infilarla in macchina, anche se ripiegata? Aveva scartato code di serpenti, anfibi e roditori. Aveva infine rinunciato anche le code di molti grandi mammiferi. Non sarebbe stato di certo cool postare su Instagram una coda da porcellina o da frisona italiana. La rosa delle possibilità fu ristretta a tre: una lunghissima coda di cavallo, una sinuosa coda da gatto o un’elegantissima coda di volpe.

Per scegliere, si lanciò il sondaggio su Internet, rilanciato da una trasmissione di prima serata, con un picco di share del 27,77% che tenne inchiodati 3 milioni e 219.816 telespettatori. Il verdetto fu unanime: “coda di volpe”. Insorsero le associazioni ambientaliste e persino il reale bollettino britannico sulla caccia alla volpe, segnalò l’avvenimento a pagina 14 del numero di ottobre.

Visto il successo si pensò subito ad un reality show intitolato “FOX-TAIL”. Per evitare incidenti diplomatici, gli autori optarono per una coda di sintesi, creata in laboratorio, utilizzando cellule staminali di volpe e qualche goccia di pompelmo. Il progetto assunse una dimensione scientifica globale che aumentò a dismisura la popolarità della blogger, senza ancora aver fatto nulla. Titoli cubitali e aspre critiche da “L’osservatore romano”. Le cellule staminali vennero trasferite in un laboratorio di Singapore in gran segreto. L’attesa si fece palpabile. Uno stilista d’alta moda si offrì di disegnare un’intera collezione di abiti riadattati alla nuova “figura” che la donna avrebbe assunto dopo l’operazione. Pronto uno staff di parrucchieri per le future acconciature del nuovo accessorio biologico.

Intanto un numero incalcolabile di adolescenti gonfiarono le prenotazioni per l’innesto delle code successive. Si aprivano nuove frontiere per il mercato. Il mondo stava cambiando e tutto questo grazie a lei.

Otto mesi dopo, giunsero notizie da Singapore, “FOX-TAIL” era pronta. L’intervista allo scienziato singaporiano che aveva seguito passo-passo il crescere delle cellule, fu trasmessa con i sottotitoli. Lo scienziato tartagliava un inglese incomprensibile, ma in quel momento l’entusiasmo era tale che nessuno ci fece caso.

La donna venne preparata all’intervento, così come tutte le telecamere che trasmisero in diretta l’evento televisivo più seguito dell’anno. La coda giunse da Singapore, scortata più di un capo di stato e dopo 12 ore di intervento in cui il dietro della fashion blogger fece il giro del mondo, la coda debitamente fasciata, venne innestata nel suo osso sacro. Commoventi le interviste a pancia in giù della protagonista, che stoicamente truccata, sopportava dolori e patimenti in nome della moda e dello sviluppo scientifico.

I dottori sembravano soddisfatti; non c’erano segni di rigetto, anche se per la mobilità della nuova appendice sarebbe stato necessario attendere qualche settimana. Gli ascolti erano alti, i produttori soddisfatti. Solo un dettaglio lasciava a desiderare. Cominciò come un leggero fetore, che andò intensificandosi sempre più. La stanza della paziente era satura di un tanfo nauseabondo, grazie al cielo televisivamente ininfluente. La puzza era così insopportabile che medici ed infermieri si avvicendarono sull’influencer muniti di mascherine. Per evitarle infezioni, venne detto. Si pensò proprio a quello: forse qualcosa era andato storto, forse la coda si stava deteriorando. Le trasmissioni vennero sospese e mentre l’equipe medica si affrettava a sfasciare la preziosa protuberanza, in tv passò per intero l’ultimo concerto di Gigi D’Alessio live con il Volo.

Attimi di smarrimento, fra il personale medico, quando svolte le fasce: anziché la vaporosa scia argentata di una coda di volpe, fece la sua comparsa un’irsuta, di bianco e nero vestita, magnifica coda di Mephitis-mephitis, più comunemente conosciuta come “Puzzola Americana”.  Mai sottovalutare l’inglese pessimo di uno scienziato singaporiano.

Non si parlò d’altro per mesi. La nostra influencer tormentata dalla puzza si fece togliere la coda, perse milioni di follower e spenti i riflettori sulla vicenda aprì una profumeria. Proprio vero che il mondo stava cambiando senza avere più capo né coda…

 

 

©Anna Marrtinenghi, 2018

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