Le antipatiche [37] di Anna Martinenghi

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STRAORDINARIA MANUTENZIONE

«Cher è l’esempio più lampante di quanto una donna possa rimanere bella e sexy anche dopo i settant’anni».

Il silenzio sarebbe stata l’unica risposta sensata a quelle parole, contare fino a dieci, pensare a come ritinteggiare il salotto, un altro bicchiere di rosso. Persino un equivocabile cenno del capo o un’occhiata fulminante sarebbero state più signorili del lasciar cadere la prima tessera del domino. Ma io non sono una signora, nemmeno alla rispettabile età di sessanta e rotti anni, un filo meno della benedetta Cher.

«Cher è stata imbalsamata dal suo chirurgo plastico e Patty Pravo ha perso le narici e ha le è rimasta solo la visione laterale a furia di tirare!».

Iniziò così, quella sera, la più sterile delle discussioni fra me e Marina M., nonché la fine della nostra amicizia, ammesso che si possa definire amicizia aver condiviso gli anni del liceo e qualche cena di classe fra un millennio e l’altro. Però qualcuno doveva dirglielo.

 «Marina, ti prego, non illudiamoci. Dopo la menopausa nessuno è più sexy e non lo dico io, ma madre natura. Nel migliore dei casi è tutto cartongesso e nel peggiore si finisce per somigliare tutti a Mickey Rourke o a Loredana Bertè ultima versione».

Il gelo a Praga nel mese dicembre non è nulla rispetto alla bufera gelida e silenziosa riuscii a scatenare su quella tavolata. Ora sì che avevo bisogno di un altro bicchiere di rosso e pure molte sorelline di Mickey e Loredana.

«Non posso accettare questi discorsi!» riprese dopo un attimo di troppo la mia ormai ex amica Marina «Non da te! Una snob che ha bazzicato tutta la vita nel campo della cosmesi, consigliando inutili creme antirughe su riviste patinate e che ora non si leva la sciarpa dal collo nemmeno in estate, manco fossi Diane Keaton. Almeno Cher ha avuto il buongusto di fare della straordinaria manutenzione e infatti ora sembra tua figlia!».

C’è chi riferisce che da questo momento in poi la mamma di Cher, offesa nell’onore e annebbiata da troppo rosso si sia lasciata andare a un memorabile delirio: «Marina, non ce l’ho con te e nemmeno con la chirurgia plastica. Ognuno è libero di fare ciò che più lo fa star meglio. A nessuno piace invecchiare, tanto meno alla sottoscritta, la “Diane Keaton dal collo floscio e non solo”, che ha passato la vita a spalmarsi campioni di creme sulla mano e a scriverne su riviste colme di pubblicità e oggetti di lusso, in cui le donne guardano solo le figure e il prezzo fra parentesi. C’è poca differenza fra usare una cremina da duecento euro e la ristrutturazione totale di Cher. Cerchiamo solo di continuare a piacere e piacerci. Solo che mi sono stancata. Mi piacerebbe che tutta l’energia che mettiamo nel tenerci insieme, nel restituire al mondo una patetica versione di noi stesse sempre uguali e immutabili, finisse altrove. Se devo dare un senso alla fine della bellezza e della gioventù è che la superficie delle cose non mi interessa più. Mi interessano i fatti, le persone, le loro storie, specie quelle che ce l’hanno scritte in faccia. Mi chiedo se le rughe di certe donne siano dovute al fatto che hanno troppo riso o troppo pianto e ora di questo mi piacerebbe scrivere, di donne senza più bellezza, che diventano invisibili e senza voce, mentre sopportano problemi che la società non risolve perché troppo attenta alla stramaledettissima apparenza!».
Mi piacerebbe dire che andò davvero così, ma non me lo ricordo. Il vino bianco mi mette acidità e quello rosso una gran sonnolenza. Marina M. è un nome di fantasia, ma il resto della storia – per quanto ricordo – è vero. Così come il fatto che questo è il mio primo articolo per “Straordinaria manutenzione” rubrica che inauguro oggi per sostenere le donne invisibili e senza voce, cercando di organizzare interventi straordinari là dove è più necessario. Spero che ci seguirete con interesse e partecipazione.

Un’ultima cosa, per dovere di cronaca: io sono mancina e per anni ho provato i campioni di creme idratanti e antirughe spalmandoli sulla mano destra. Non so se sia dovuto alla quantità, alla frequenza d’uso o all’area ridotta, ma vi assicuro che la mano destra, solo la destra ha più o meno l’età apparente di mia figlia Cher.

© Anna Martinenghi, 2017

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