Le antipatiche [19] di Anna Martinenghi

princess

 

A tutti i padri di figlie femmine

L’UNDICESIMO DITO

Ho sempre amato le donne. Ne ho amate tante. Le ho dimenticate quasi tutte. Mi sono sposato, ma non ho smesso di apprezzarle. Poi è nata mia figlia e tutto è cambiato. Non riesco a pensare a lei come a una femmina, o meglio, mi sforzo di non farlo. Altrimenti rimuginando su ciò che i maschi fanno alle femmine, mi sale la rabbia, divento geloso. Non che i maschi non debbano fare cose alle femmine. Solo non dovranno farle alla mia. Mai.

Poi questi pensieri li metto da parte. Perché mia figlia ha solo quattro anni e mezzo – come dice lei – ed è la mia principessa. Sono io l’unico uomo della sua vita e per continuare a esserlo, le concedo tutto. Mia moglie dice che sto crescendo un’insopportabile bimba viziata, ma lei non capisce. È ciò che voglio: che Angelica sia irraggiungibile, esigente, capricciosa e irritante quanto basta per limitare il numero dei pretendenti. Non potendo chiuderla in convento, tento di azzerarli. La mia è guerra preventiva.

Competere con me sarà difficilissimo. Assecondo i suoi desideri prima che li esprima: giocattoli, bambole, vestiti. Un pony naturalmente. Dovevate vedere la sua faccia, quando il pony è uscito dalla scatola alla festa del suo quarto compleanno. I suoi occhi erano stelle splendenti. Le sue amichette al settimo cielo. I volti delle genitrici di tali amichette: indimenticabili.

Gli altri non la sanno gestire quando fa i capricci, grida e pesta i piedini. Solo io riesco a tranquillizzarla, la abbraccio e le dico che andrà tutto bene. Mia moglie grida più forte, dice che sto crescendo una piccola strega. Io lascio dire. Il patto è fra me e Angelica. Un’intesa silenziosa, fatta di sguardi. La mia bambina è solo mia.

Abbiamo montato la tenda in salotto questo fine settimana, mangiato ciambelle a mezzanotte, ci siamo truccati il viso. Angelica ha voluto indossare il tutù e la coroncina con diadema. Ho indovinato il suo viso fra vent’anni, quando con quello stesso sguardo fermo e diretto risponderà: «Ti voglio bene, ma solo come amico» e correrà da me a raccontarmi che non era quello giusto.

Poi questi pensieri li metto da parte. Perché ha solo quattro anni e mezzo – “quasi cinque” dice lei – e abbiamo ancora tanto tempo da trascorrere insieme. Forse un giorno queste fissazioni mi passeranno e a malincuore la lascerò libera di andare per la sua strada.

Intanto progetto il prossimo compleanno, una sorpresa che sorpassi il pony, che la lasci di nuovo senza parole, con le stelle negli occhi.

«Cosa ti piacerebbe per la tua festa?» le chiedo mentre mi faccio la barba. A lei piace giocare con la schiuma, osservarmi mentre mi rado.

«Vorrei i gonfiabili in giardino, una piscina piena di palline e un tappeto elastico grandissimo, come quello che c’è al parco» .

«Direi che si può fare. Ma i gonfiabili c’erano anche alla festa di Ludovica e il tappeto elastico a quella di Gianlorenzo. Non c’è niente che desideri che nessun altro ha?».

Angelica mi osserva pensierosa. Mi sciacquo il viso e mi rinfresco col dopobarba.

«Una cosa ci sarebbe, papà»

«Qualsiasi cosa, amore mio».

Per un attimo abbassa gli occhi, un’esitazione che passa subito. Poi guardandomi dritto negli occhi, con quel suo sguardo fermo e diretto, l’aria smorfiosa, ma irresistibile, esprime il suo desiderio.

«Per il mio compleanno voglio il dito della pipì, come il tuo. Perché quello non ce l’ho».

©Anna Martinenghi, 2015

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