Le antipatiche [17] di Anna Martinenghi

salamander tatoo

LA SALAMANDRA
L’antipatia è negli occhi di chi guarda

È un geco o una salamandra?
Sarò pure anziana, ma ci vedo ancora bene, anche perché l’esibizione bisettimanale è impossibile da evitare: ogni lunedì e giovedì pomeriggio il lucertolone entra in scena. Lo spettacolo è sempre lo stesso: un colpo al rubinetto dell’acqua calda, due colpi alle spalline del costume da bagno, et voilà, come mamma t’ha fatta!
Be’, dopo la mamma devono averci messo mano più professionisti su quel telaio. Notevole, niente da dire.

Integrale è l’aggettivo che ti definisce meglio. La farina non c’entra, ma la tua pelle ha una perenne sfumatura di pane d’Altamura. Mia figlia Veronica – che potrebbe diventare come te, se non avesse una madre come me a impedirglielo –  dice che le lampade non si usano più: «Sono da tamarri», quindi suppongo – come ha detto lei – che ti sia fatta “spruzzare” per ottenere l’effetto tropical-padano e poi “pulsare” per la defogliazione definitiva. Per quelle della mia età, ferme alla ceretta e alle abrasioni da gillette monolama, la calvizie pubica è come il terzo segreto di Fatima: si sa che esiste, ma non ci è ancora stato rivelato. Ragazza, non hai un pelo superfluo a cercarne uno con il radar. È l’invidia a parlare: non ho mai saputo gestire bene queste faccende e di patate ne ha pelate tante, tranne la mia.  La cosa mi piace e m’inquieta allo stesso tempo. Intuisco faccia lo stesso effetto agli uomini trovarsi davanti una donna dall’infantil sesso.

La sorpresa però è lei, o lui: il geco-salamandra che s’insinua a testa in giù, là dove – ai miei tempi – non batteva il sole. Come si fa a non esibire il trofeo, dopo tutto il male che devi aver patito? Come si fa a non mostrarlo a noi cariatidi dell’ora di acqua-gym dopo aver tonificato i muscoli con qualche chilometro di nuoto? Ti deluderò, ma devo proprio dirtelo: quel tatuaggio non è affatto un capolavoro. Immagino la fatica del tatuatore nel restare concentrato mentre trattava una zona tanto delicata. Gli saranno tremate un po’ le mani. Non dirmi che era una donna perché non ci credo, o forse sono talmente antiquata da non considerare che potresti avere gusti sessuali non convenzionali.

In ogni modo, anche se non mi hai riconosciuta, perché vestita e tirata a lucido non somiglio alla signora di mezza età con la cuffia di silicone e il costume contenitivo che fa la doccia davanti al tuo ramarro ogni lunedì e giovedì, devo ammettere che il tuo colloquio è andato bene e che hai un ottimo curriculum. Anche questo m’inquieta un po’, perché dopo trentacinque anni, pensavo di saper riconoscere le persone al primo sguardo, dalla luce in fondo ai loro occhi. Ma con te, oggi non mi è stato possibile: quando ti guardo è il musetto della salamandra inguinale a tornarmi in mente.  O è un geco? Vedi, te l’avevo detto che non si capisce.

Sì, perché c’è differenza: i simboli sono importanti. Se fosse una salamandra, che leggendaria attraversa il fuoco, potrei pensare a una persona che non teme le difficoltà, se invece si tratta di un geco tutto cambia: niente più discesa agli inferi, solo un mite, tranquillo animaletto mangia insetti.

Non riesco a essere obiettiva con te. La preparazione è ottima, i risultati dei test incoraggianti: sei giovane, bella e spigliata e dovrei tenere conto della determinazione che occorre per farsi decespugliare e tatuare una lucertola nella terra di mezzo, esibendola in pubblico a ogni piè sospinto.

Forse sono io che vorrei somigliare a te, non Veronica. Non mi resta che essere professionale. So fare il mio lavoro. Assesto un altro paio di domande generiche: passatempi, musica preferita, poi sgancio la bomba. Con un tono di voce più basso e caldo di prima chiedo: «Ha dei tatuaggi?». Leggo il panico nei tuoi occhi e un rossore lieve, ma preciso, diffondersi sui lati del collo. Quale sarà la risposta corretta per diventare assistente di direzione?

«No» farfugli, mentre il rossore avvampa come fiamme sul viso. Chissà cosa brucia in quel fuoco: il geco o la salamandra?

Mi appunto la risposta, senza batter ciglio.

«Le faremo sapere» concludo. Col tono più professionale che conosco.

© Anna Martinenghi, 2015

2 Comments

  1. Anna wood Rispondi

    Ahahah…avrebbe dovuto chiederLe se preferiva i geki o le salamandre almeno finalmente avrebbe risolto il mistero ;).

    Martinenghi hai superato te stessa! Io lo so che il 90% di questa storia e’ vera ….o no?

  2. A.MARTI Rispondi

    oR BENE, IO VIDI LA SALAMANDRA (O IL GEKO?) COI MIEI OCCHI. TUTTO IL RESTO E’ NOIA…

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