Le antipatiche [12] di Anna Martinenghi

© Piccola testa di donna coronata di fiori (1962), di Pablo Picasso

COSE NOSTRE

Il 65 donne su cento NON soffrono di dolori mestruali.
Io sono una delle altre 35.
Sfigate. 

A me
fa
sempre
male.

È un argomento fastidioso, mi rendo conto. Dopo milioni di anni si affronta ancora con le pinze. Non è certo uno dei migliori argomenti di conversazione dell’umanità, resta figlio di un tabù minore. Se ne parla – per l’amor di dio – ma si passa da toni medico-sanitari a battute da caserma. In mezzo il vuoto. E per mezzo intendo quello spazio in cui corpo, pensieri e parole dovrebbero incontrarsi nella comunicazione per esprimere stati d’animo, malessere, sentimenti. Invece niente. Piuttosto ci si butta col paracadute, ci si mostra superiori a certi “fastidi”, almeno le 65 che possono. Fateci caso, ci sono più modi per non dirlo. Mestruazioni è formale, tecnico, eccessivo, con quell’orrendo suono – “strua”- nel mezzo che costringe labbra e naso a una smorfia. Esistono altre parole con strua? Insomma: argomento sgradevole, parola sgradevole. D’altro canto, è dai tempi di Eva che ci trasciniamo mela, serpente e il partorire con dolore. Per qualcuno c’è pure un versamento anticipato in comode rate mensili.

A me
fa
sempre
male.

Direte che esagero, che “I monologhi della vagina” sono stati scritti quasi vent’anni fa e che non racconto niente di nuovo. È questo il punto: quel testo –fondamentale – è stato scritto solo vent’anni fa, in ritardo di secoli e noi – donne – cose nuove ne abbiamo dette ben poche intorno all’argomento. Siamo ferme alle “strua”, con la disinvoltura di chi spiaccica una dozzina di uova alla cassa del supermercato. Accenniamo al ciclo, con un senso di trasporto, movimento e camere d’aria. Spesso scadiamo in definizioni imbarazzanti: i marchesi, i mar rossi, le zie, i cuginetti, i russi, gli alieni, mi piove in casa, la settimana santa e via andare verso il famigerato “sono indisposta”, due parole magiche che alle medie servivano per non fare ginnastica. Secoli di visioni fondamentaliste sulle donne impure – specie se mestruate – pendono sulla nostra testa e noi ci inciampiamo ancora nelle parole.

A me
fa
sempre
male.

Ma come? Una donna possiede questo meraviglioso meccanismo previsto da una natura provvida e benigna e nessuno fa festa? No, si pensa solo a non rimaner chiuse in ascensore con estranei e a tappare ogni tipo di perdita idraulica.

Perché non concedere universalmente le attenuanti generiche nei processi, in caso di “strua” e non liberalizzare una pioggia di antidolorifici magnifici ad ampio spettro o robette anche più pesanti alle 35 sfigate? No. Taci e fila. Partorirai con dolore e pure struerai.

A me
fa
sempre
male.

E va bè. Voglio l’epidurale pure per il ciclo.

A me
fa
sempre
male.

Riassumendo: secoli di pregiudizi, streghe al rogo e corpi impuri e come chiamiamo il meraviglioso meccanismo? Le mie cose, le tue cose, le cose nostre. Non ci siamo. Non è mica una svendita grammaticale questa. È una questione dialettica. Prendete il maschio, quando dice: “fatti i ca..i tuoi”, le due zeta che non ho scritto sciabolano come katane delle tartarughe Ninja, mentre se dico “ho le mie cose” affloscio pure il soufflé nel forno.

A me
fa
sempre
male.

Se proprio vogliamo usare quell’orribile definizione “cose nostre”, che si utilizzi la forma completa: “abbiamo le nostre cose da pelare”, in cui le suddette sono ceste di cipolle da affettare con un coltello tutta lama, niente manico. C’è una falla nel meraviglioso meccanismo.
Si diventa cattive.
Non dimenticatelo signori uomini e voi 65% di donne privilegiate.

A me
fa
sempre
male.

Ora prendiamo le rimanenti 35 sfigate e mettiamole sul tetto. Lasciamole là con le loro ceste. Si stanno caricando. La solitudine è la condizione migliore in questi casi. Difficilmente applicabile, ma ideale. Le donne sul tetto, infatti, se in “quei giorni” – espressione gradevole come “strua” – incontrassero di nuovo il serpente, sarebbero capaci di ingoiarlo vivo, con la mela, l’albero e tutto il giardino. Adoro l’odore del Napalm la mattina sul tetto.

A me
fa
sempre
male.

Gli sbalzi ormonali – chi ne soffre mi darà ragione – sono come le montagne russe. Somigliano alla follia o alla droga nella fase triste senza più divertimento. Click. Si abbassano gli estrogeni e si eredita la composizione chimica di un Tyrannosaurus rex col mal di denti. Ecco perché le donne sul tetto, per quanto angelicate e mansuete fino a qualche ora prima, si trasformano in cecchini e mine anti-uomo. (Sì, uomo maschio in età fertile, parlo proprio con te).

A me
fa
sempre
male.

In passato la chiamavano “isteria” – non ci facciamo mancare nulla a livello lessicale – una botta di autostima per chi sta già male di suo. Pure l’aggettivo “lunatico” vien da lì: la luna, il ciclo di ventotto giorni e via andare. Non mi sto giustificando, eh. Son sul tetto che mi carico.

A me
fa
sempre
male.

Uomini e donne sono biologicamente diversi. Non ci piove. Ciascuno gioca la sua partita con gli ormoni. Vista dal tetto – non so come – la partita maschile sembra assai più divertente di quella con le cipolle. I maschietti sono sempre in esubero, in tensione riproduttiva. Non lo invento io, lo dicono gli Angela a Superquark da quasi mezzo secolo. È così e basta. L’uomo è cacciatore, va all’ingrosso e a quanto pare, seguendo i nostri uomini politici, continua a arraparsi anche in non più verde età. Le femminucce, al contrario, possiedono poca mercanzia. Gli ovetti sono contati, numerati e incastonati come diamanti nella cava. Ogni mese si fa l’appello. Non resta che stare di guardia, manco fosse una polveriera.
Lo è.

A me
fa
sempre
male.

Salire sul tetto è l’unico modo per essere ascoltati al giorno d’oggi. Le nostre condizioni sono semplici. Noi minacciamo DI SCENDERE, con la nostra sindrome premestruale, l’intrattabilità, il pianto facile, l’odio per l’umanità e l’istinto del killer se non ci saranno concessi alcuni insindacabili diritti:

  • l’accesso privilegiato a fonti di serotonina: gelaterie, cioccolaterie e affini
  • un personal maître chocolatier a disposizione anche di notte
  • l’oscuramento di specchi e di ogni altra superficie riflettente durante l’intera durata del periodo bomba
  • lo sconto del 25% sull’acquisto di kleneex
  • la distruzione di strumenti per la misura di peso e volume

Sarà inoltre vietato nel periodo stesso pronunciare le seguenti frasi in presenza di uno dei 35 esemplari di donna ipersensibile:

  • come mai oggi sei uscita senza trucco?
  • dai non fare così…
  • non mangiare tutto quel cioccolato
  • ma, ti sono venute le mestruazioni?

In caso contrario, peggio per voi.
Io vi avevo avvertito.
Quando ho le mie cose, sono una struanza.

Tanto
a me
fa
sempre
male.

© Anna Martinenghi

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