La valigia di cartone [8] di Raffaele Rutigliano

08.

L’uomo in fin dei conti nasce nomade, stanziale lo diventa quando incominciano a venir meno le forze, quando lo spostamento diventa arduo e il corpo pesante. È una pesantezza ingombrante, dettata spesso dalla pigrizia di non voler rientrare in gara, di ripartecipare al gioco della vita nell’arena dei leoni, ma questa volta con una pelliccia in prestito, la prima muta è andata via un ventennio fa. Così a quasi quarant’anni si diventa più giovani.
È l’ottica rovesciata del cecchino, che mira a 600 yard la preda e spara, ma a 600 yard ritrova se stesso steso al suolo, colpito e non 
affondato. Per restare a galla, nella disperazione più totale di non annegare.
Colpisce la mia attenzione un annuncio su un giornale comasco, un’azienda assume no perditempo.
Forse si aggirano perditempo alla ricerca di lavori magari instabili per le vie fortunose di Como? E un tappeto rosso di foglie è anche gettato al loro passare?
Squilla il cellulare. ]
– Che fai oggi?
– Nulla in particolare. Sono in giro, un po’ di shopping, è venerdì, e a trovare un lavoro. Sai com’è…?
Sì, lo so benissimo com’è. Ma forse qualcuno ancora non lo sa.

[Continua…]

© Raffaele Rutigliano

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