La valigia di cartone [19] di Raffaele Rutigliano

© La valigia, di Stefania Morgante

LUGANO – Restano poche agenzie a cui far visita. La prima lungo Corso Elvezia. È al civico 14, si tratta di Adecco. Percorro tre isolati ed eccomi arrivato. L’agenzia dà su strada. Entro e noto subito due figure dall’aria di essere due homeless. Non mi faccio certo problemi, anzi, ciò dimostra un buon grado di accoglienza. Parlo con una signorina alla reception e anche lei – dopo tante – mi dice che la registrazione si effettua on line caricando anche in forma telematica il CV. Uno dei due homeless  si avvicina e mi fa:
– Pur tu si italian?
– Sì.
– Ah, che bellezz’. Pure noi. Simm e’ Napule.
Sono Lello ed Enzo, due partenopei che proseguiranno con me questo piccolo giro turistico ormai alle sue colonne d’Ercole.
Entrambi hanno  berretti di lana e giacche pesanti da inverno provato. Enzo dice che ha già lavorato in Svizzera e che ha il permesso di “zona” – come lo chiama lui – e che non avrebbe problemi a trovare lavoro. Lello, invece, è camionista, ma disposto a qualsiasi mansione, anche a fare l’operaio.
Usciamo dall’agenzia con i biglietti da visita in mano e racapiti vari.
Mi chiedono se ci sono altre agenzie in zona e se possono proseguire con me. La risposta è positiva, nessun indugio. Faccio loro da Cicerone per quel che posso. Tra italiani ci si aiuta.
Avanziamo ancora su Corso Elvezia, poi giriamo su via Greina per arrivare in via Serafino Balestra. Il portone è seminascosto: riporta varie targhe di società, ma senza il nome di quella che interessa, decidiamo ugualmente di entrare e saliamo sino al terzo piano in ascensore – piccolissimo -, controlliamo le varie targhe sulle porte. Terzo piano, nulla. Scendiamo a piedi al secondo – scale strettissime -, stesso risultato: nulla. Primo piano, idem. Siamo di nuovo fuori in strada. Lello ed Enzo mi raccontano come sono arrivati a Lugano: con 600 euro. Enzo li ha avuti da una donna che frequenta. “Ten’ i sold”, mi dice, ha un compro oro, ma a lui non interessa, se l’è lisciata bene bene per avere questi 600 euro e salire in Svizzera con Lello. Che nel frattempo ride. Enzo si professa latin lover, e nei tempi di crisi cerca signore benestanti. Lello, invece, ha famiglia e deve necessariamente trovare lavoro.
– Qui in Svizzera appena lavori le banche ti danno subito venti mila franchi, così. Io me li prendo e poi vado via. E così mi ritrovano? Statt buono!
Io non parlo di me, non mi fanno domande, anche perché la mia storia è diversa dalle loro, una storia comune a tanti quarantenni laureati, che vanno all’estero perché il proprio Paese non è più quello delle meraviglie. Le giostre e i carrozzoni sono spenti da anni.

[ Continua… ]

© Raffaele Rutigliano

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