La valigia di cartone [17] di Raffaele Rutigliano

 

LUGANO – Da ora in avanti tutto andrà scemando, le reazioni della controparte, che dovrebbero accogliere la domanda lavorativa in un’ottica di offerte da mercato stracolmo di offerte (perché siamo in Svizzera, non in Burkina Faso, che, comunque, di cultura ne ha da vendere), non destano alcun umore neanche combattuto.
Ogni strada ora diventa come una tacca sul muro, compresa quella di sbarramento, ché significa che sto terminando il mio giro. Parlavo di caccia, di bracconieri, ma qui è come partecipare a un safari su una jeep arrugginita, gli animali sono scappati da un pezzo, e quelli rimasti: rinchiusi nelle loro tane a mimetizzarsi con tutto il resto. Leone mangia leone, ma nella realtà – come in Burkina Faso – i leoni non sono come li immaginiamo, sono migliori dell’uomo in giacca e cravatta, o meglio, dei famosi colletti bianchi, quelli della Wall Street da soldi a oltre nove zeri o dei grandi giornali come descritto in The secret of my success.
Allora a cosa serve tutto ciò? A nulla. Perché in primis la fiducia te la devi conquistare, e solo dopo otterrai gli strumenti per operare “secondo le loro regole”; perché se non fosse così, secondo istinto italiano, si opererebbe a mani nude, senza strumenti. Quelli li costruiremmo da soli, e davanti agli occhi di tutti. Invidiosi cioccolattari.
Nel frattempo ho riattraversato via Soave, poi via Livini ed ecco via Girolamo Vegezzi. Non riesco a capire dove si trovi l’agenzia. Il tratto tra via Magatti e viale della Posta è breve, decido di controllarmi tutte le targhe sui citofoni, i probabili civici sono solamente due.
Trovo l’agenzia, anche qui il CV viene lasciato nella buca delle lettere, che risulta già stracolma. Chissà se li leggeranno tutti questi curricula. Andiamo avanti.

[Continua…]

© Raffaele Rutigliano

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