La Sviaggiatrice distratta [14] di Viviana Gabrini

© ph. V. Gabrini

LA CÔTE-D’OR E I VIGNETI DI BORGOGNA

I contorni delle case, degli alberi, dei vitigni e delle strade si perdono e si confondono dietro le pennellate di grigio che una nebbia leggera ha steso sull’intera vallata.
Sono le 11 del mattino di una tiepida giornata di fine ottobre e un mondo magico e irreale si distende ai miei piedi. Io mi affretto a scattare fotografie via via che il sole fa svanire la bruma e riporta piena luce sui vigneti della Côte-d’Or e a mezzogiorno la magia è compiuta: la Costa fa onore al suo nome e, per chilometri e chilometri, ettari di vigneti declinano tutte le sfumature del giallo, dall’oro antico all’ambra.
Dalla collina di Carlo Magno fino alla pianura, la Borgogna è un susseguirsi di vigneti preziosi racchiusi nei loro clos come in scrigni antichi.
Muri a secco conducono di paese in paese, grappoli di case fra cui cammino pensando di essere scivolata per errore in una smagliatura del tempo che mi ha portata indietro di almeno quattrocento anni, perché lungo queste stradine strette nate per pedoni, carri e cavalli e fra queste case basse di pietra grigia non mi stupirei più di tanto se vedessi arrivare un gruppo di Moschettieri fedeli al Re di Francia.

© ph. V. Gabrini

Qua e là spiccano castelli storici, ville patrizie e dimore antiche che sembrano voler vigilare sui loro clos e demains, ma le vere padrone della Borgogna sono le Cantine, signore agées spesse vecchie di secoli che offrono al mondo i migliori e più blasonati pinot noir e chardonnay.
“Le Montrachet si deve bere in ginocchio e con il capo scoperto” scriveva Dumas padre.
Io, che non sono Dumas ma solo sviaggiatrice e per di più distratta, il nobile Montrachet l’ho bevuto seduta in un grazioso ristorante di Fixin, Au Clos Napoléon, dove la prenotazione è d’obbligo e dove la gente fa la fila sette giorni su sette per provare le delizie della cucina di questa terra generosa.

© ph. V. Gabrini

Gougères mentre attendiamo che il cameriere prenda le ordinazioni: piccole delizie di pasta choux e groviera che si mangiano tiepide, accompagnate da un bicchiere di kir. Poi, uno dei simboli gastronomici della regione: oeufs parfaits à l’Epoisses e oeufs parfaits en meurette ovvero uova in camicia affondate in crema di epoisses (un formaggio prodotto solo in questa zona, morbido e dal sapore deciso) oppure impreziosite da una riduzione di pinot noir con lardons e erbe aromatiche.
A seguire il famosissimo boeuf à la bourguignonne, che non ha certo bisogno di spiegazioni, quindi terrine de veau, una delizia a base di carni di vitello impreziosita da spezie e fichi secchi.
Profumi e sapori mi rimettono in pace con il mondo; il pinot noir scalda le guance e l’anima.
L’incantesimo, ormai è compiuto e già so che in queste terre nobili e generose farò sicuramente ritorno.

© Viviana Gabrini, 2017


Viviana Gabrini è tra gli autori dell’antologia “IN VIAGGIO” (collana Sdiario, Edizioni del Gattaccio).

Per acquistarlo potete scrivere a: info@edizionidelgattaccio.it

Buona lettura!

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