La finestra [8] di Barbara Garlaschelli

 

foto di Gaia de Luca

NON E’ NULLA

Lo so che non puoi vedermi. Lo so.
Ascolto il mondo da qua dietro che annega dentro colori che non posso neanche immaginare.
Lo so che non puoi vedermi, ma se può consolarti nemmeno io vedo te. E non ti vedrò mai, potrò solo ascoltare il rumore dei tuoi tacchi quando scendono le scale, il portone che si apre e tu che scivoli dentro il mondo annegato di colori. Diventi un colore anche tu, e per questo ti perdo appena hai svoltato l’angolo e il suono dei tuoi tacchi si perde come ho perso tante altre cose.
Perché è così, le cose si perdono e lasciano un vuoto dentro il quale mi piace saltare sperando che sia come quello di Alice nel Paese delle Meraviglie per uscire in un universo incantato dove i colori non abbiano alcuna importanza.
Mia madre ha provato a raccontarmeli, i colori, ma è come se io cercassi di raccontarle il nulla.
Mi muovo veloce in casa mia, conosco ogni angolo, dov’è posizionato ogni oggetto, allungo le mani e sento le cose, so distinguere il morbido dal ruvido, lo spigoloso dal liscio e ed è così che penso  alle persone: angoli, spigoli, rotondità.
Ma non riesco a immaginare te. Percepisco il rumore dei tuoi tacchi e non so più orientarmi, picchio contro il tavolo, sposto le sedie, inciampo nel tappeto.
Mia madre allora dice: «È arrivata Sara.» Non aggiunge altro ma io so che mi guarda e forse sorride o forse no.
Sento i tuoi tacchi salire le scale, fermarsi, sento il tintinnio delle chiavi e poi la porta di casa tua che si apre.
E poi basta.
Scompari dentro il nulla dove spero sempre d’incontrarti.

© Barbara Garlaschelli, 2015

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