La drama sono io [7] di Raffaele Rutigliano

© Autoritratto, di Raffaele Rutigliano

7 GENNAIO 2017

I miei Natali, quelli di cui ho ricordo solo a dire la parola: “Natale”, sono quelli trascorsi a Praga, quello a Vienna, quello a casa mia, quando il presepe lo allestivo io con tanto di cascata, che riciclava acqua tramite il motorino di una sputacchiera trafugato da una vecchia poltrona da dentista. Avrò avuto al massimo tredici anni.
Oggi le feste si sono concluse, è il 7 di gennaio. Ma si sono concluse già da qualche anno, da quando mi hanno detto che non ne vale la pena, e chi me l’ha detto? Il cuore.
A nord del cuore fa sempre freddo, perché sopra ci si posa la neve, quella a fiocchi grossi. E fioccano pure tutte le frenesie da vigilia che anticipano gli sconti di gennaio. Ne prendo atto, e prima che non trovi la taglia, ne approfitto per acquistare tre paia di jeans.
Quest’anno quindi niente alberi, presepi, luci colorate, solo una candela che ho lasciato consumarsi per non riporla al suo posto nella scatola. Quest’anno gira così, che du’ palle (manco quelle).
Fuori lungo tutta l’arcata del verandino c’è installato un tubo di luci a intermittenza. Dovrei solo collegare la spina. Quest’anno – mi ripeto – niente di tutto ciò, neanche l’inserimento della presa per il tubo luminoso. La mia era l’unica casa buia nella notte di Natale. Dal satellite quel punto nero sul pianeta Terra ero io.
Quindi, tolto ‘sto periodo di merda e odioso per il resto dell’anno ci si divide tra pioggia, nuvoloso e soleggiato. Ché poi il sole lo prendo a Napoli. L’unica cosa negativa oggi è che la mensa giù da Giggino è chiusa. Forse anche Giggino è corso a comprare qualche pantalone prima di non trovare più la taglia.

© Raffaele Rutigliano, 2017

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