La drama sono io [6] di Raffaele Rutigliano

Autoritratto, di Raffaele Rutigliano

© Autoritratto, di Raffaele Rutigliano

2/11/2016

Ok, sì lo so, sbaglio, forse. Mi ci affeziono troppo alle persone. Mi piace pensarle vicine anche se distanti, anche se a Napoli, o Roma o Piacenza. Ma ci sono anche Castelfranco Veneto, Milano, Barletta, Lugano, Arezzo, Montichiari, Palermo. Mi piace pensarle vicine, forse perché ho bisogno di loro, forse perché lontani lo si è per davvero, oltretutto, ma quell’attaccamento è più forte dei chilometri da macinare, del tempo perso solo a pensarle. Io mi ci affeziono per davvero, è un bisogno non indotto, ma senziente. Non è l’uomo qui a parlare, ma solo l’anima debole, forse cinicamente buona, per non riuscire a dimenarsi nella realtà assurda che la circonda. Ma io queste persone le vorrei sempre, e per sempre. Sono il mio ricordo, un piccolo tesoro, sono la felicità di quando scarti un regalo, di quando apri gli occhi al primo raggio di luce, sono il mio sorriso, e ce ne sarebbero cose belle da dire. A ricordarsi di non essere solo dei microscopici peli di culo nell’universo. Ma domani tutto si ricongiunge, astri compresi, a Napoli. Il ponte dei morti è passato, ora ci sono i vivi che di ponti ne creano tanti, fatti di fili, di cavi d’acciaio tesissimi che si spezzano solo in casi eccezionali, come fa la natura dell’essere umano, che a volte non capisce o fa finta di capire coprendosi gli occhi (tipo l’ipotetica vittoria di Trump). E tornerei a prendere il caffè al Bar Franco con l’amico scrittore, che la tazzina deve essere così bollente da infiammarti dentro.
Napoli è per me tutto un altro cielo, è la casa che accoglie, che coccola, e che se ne dica di Napoli, la amo, nonostante il percorso giornaliero sia sempre lo stesso, da piazza Garibaldi al Centro Direzionale. Napoli è l’altra faccia del mio inconscio, mi ci rivedo nelle sue strade, negli androni dei suoi palazzi. Nel silenzio dei momenti tristi come negli schiamazzi dei vicoli di Sanità.
Napoli è per tutti.
È impossibile andare via da Napoli, ca manc’ o pat’etern co’ tutt’a cazzimm e sto munn c’ po’ riuscì. Napoli s’ lav a facc dind ‘o mar, t’ chiamm e t’avota. Napul’ è…, e nun s’avanz.
La prossima volta non incontriamoci a metà strada, incontriamoci tutti a Napoli.

© Raffaele Rutigliano, 2016

Leave a Reply