La drama sono io [5] di Raffaele Rutigliano

Autoritratto, di Raffaele Rutigliano

Autoritratto, di Raffaele Rutigliano

29/07/2016

Oggi è l’ultimo prima delle ferie.
È stato l’ultimo della pasta e ceci, che Giggino ha detto: «M’ raccumann che oggi sta la fine del mondo, ma aropp a past e cicer mi».
Dopo la pasta e ceci, e vista Napoli, si può anche morire. Si dice cadrà un qualcosa di pesante sula Terra, non si sa dove. Forse qui, a Napoli. E se cadesse tappando il Vesuvio?
No, impossibile, solo nei fumetti dei Paperi succedono ‘ste cose. A Napoli però succede di tutto, che si muoia magari sparati, e non solo per scherzo. Stamattina al Centro Direzionale un uomo dopo la colluttazione con una guardia giurata gli ha rubato la pistola iniziando a disseminare il panico tra i passanti. Quest’uomo fino a ieri vendeva la calze. Non conosco l’analogia tra le calze e le pistole, ma a Napoli tutto è colore, non si vendono solo calze bianche o nere. È bastata un’ora che non se ne parlasse più. Al bar si facevano solo battute sull’uomo: «Forse uno non gli ha pagato le calzette?», «Mi dia un caffè nero come quello della pistola», «Non poteva esserci la mia ex?».
Ma si scherza, lo si sa, lo si sa.
E a Napoli se non sai stare allo scherzo non sei davvero napoletano, neanche Higuain è napoletano. Lo scherzo ce l’ha fatto proprio, ma non è uno scherzo scherzo, è ‘na bastardata.
Quando giochi a Napoli non puoi cambiare squadra, e soprattutto se sei un campione, perché a Napoli non ti tifano soltanto, nooooo, a Napoli ti danno il cuore. E tu, Gonzalo, quel cuore l’accis. E non dare la colpa a de Laurentis, tanto quando ritornerai qui a giocare ti sapremo accogliere come “Giudain”.
E con questo me ne vado in ferie. Che a Napoli succedono cose…, che a Napoli si vive per il sole, per il mare, per la gente. Che a Napoli cammini per strada e un paio di calzette te le puoi accattare, che non si sa mai.

© Raffaele Rutigliano, 2016

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