La drama sono io [1] di Raffaele Rutigliano

Autoritratto, di Raffaele Rutigliano

Autoritratto, di Raffaele Rutigliano

27 ottobre 2015

Ho deciso di scrivere di me.
Se scrivo degli altri o invento, non esco che su qualche minuscolo editoriale di paese.
Ho deciso di usare uno stile come quello che ho visto di alcuni pubblicati.
Di quelli di cui non ricordo il nome o non voglio ricordarlo.
Sono seduto, 27 ottobre.
L’Unità renziana pubblica critiche a Berlinguer.
Non mi piace. L’Huffington Post.
Il rumore dei tasti del vicino mi fa intendere che stia lavorando, o anche il mio a lui.
Dai finestroni si vede lo sky-line della Napoli che va dalla soprelevata sino all’aeroporto.
Non si vedono aerei decollare, ma a breve qualcuno si alzerà in volo per uscire dalla cornice dei finestroni. Non saprò mai la destinazione, ma di sicuro saprò dire verso quale stanza limitrofa sia direzionato. Se a nord, a sud.
Devo decidere come far girare il flusso canalizzatore del nuovo impianto che sto studiando.
Studio le fattibilità, così si chiamano, se una cosa sia fattibile o meno, se possa funzionare o meno, e quanto costa.
Poi mi viene da pensare che l’amore non è altro che un palo di 25 metri. Di sicuro sarà fattibile per qualcosa. Ma non ho idea del costo.
Allora mi butto sulla lettura che farò stasera, che devo salvare un’amica dalle fauci della fame, che se apre il frigo le cascano le minne. Ha fame.
Anche io avrei una certa fame, è orario, e da Giggino, giù, si va alla mezza.
Il martedì non ricordo cosa diano, forse lenticchie o fagioli.
Ogni giorno preparano un primo piatto a base di legumi. Questa è l’unica certezza.
Quindi vado di legumi. Dicono anche che mangiare troppo legumi faccia male, ma apprendo dall’ OMS che da oggi anche la carne lavorata provoca il cancro.
Gli oncologi rispondono: «No agli allarmismi».
Decidetevi.
D’accordo che il fumo fa male, che le onde elettromagnetiche fanno male, che ogni elemento in natura emana “onde”, che se Bruno Lauzi fosse in vita prenderebbe un boato di “credits”.
Orsù, dunque. Oibò. Diamoci alla carne rossa, saremo così “borderline” che gli agnellini inizieranno a guardarci storto su come mai non li mandiamo al macello.
Ché poi prima leggevo “carne rossa”, ora chissà: la parola “rossa” è sparita, siamo tutti democristiani, forse perché hanno paura che i maiali di George Orwell inizino a guardarci storto.
Ho deciso, stasera farò un ripasso di “1984”, ovvio, di Orwell. L’anno in cui mi sono accorto di essere intollerante al latte “saturo” di lattosio. E questo non me l’ha detto nessun medico, lo pensavo guardando negli occhi una mucca viola che faceva la cioccolata marrone.
Giggino arrivo.

Tutto questo scritto di sproposito in culo al senso della vita.

© Raffaele Rutigliano, 2015

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