I progetti degli sviaggiatori [2] con Alessandro Morbidelli

Alessandro Morbidelli

Canti d’Abisso (Origami Editore, 2014)

Sono nato poco lontano dal mare, sul gomito d’Italia, il 4 marzo, sotto il segno dei Pesci. Ho sempre vissuto poco lontano dal mare. E quel periodo che per studio sono stato lontano dal solito mare l’ho trascorso a Venezia. Io e il mare siamo così, inevitabili.
Così nel 2010, armato di faccia tosta e stressato da un certo tipo di narrativa fantastica tutto italiano, mi misi a contattare gente per allestire un’antologia di racconti fantastici dedicati al mare, scritti non solo da abitué del fantastico (sì, è vero, c’erano ben tre Premi Urania, ma non solo). Nacque così Onda d’Abisso, trenta racconti bagnati dall’acqua. Un’acqua scura e densa, il più delle volte, e cattiva. Un’opera strutturata in tre sezioni, Sponde, Superfici, Abissi, dieci racconti ciascuna. L’antologia, pubblicata da L’Orecchio di Van Gogh Editore, ottenne ottime recensioni e venne invitata a eventi e manifestazioni in giro per lo stivale. Fu come respirare una pienezza nuova. Mi ci ubriacai, con quelle esalazioni di esaltazioni. Passata la sbornia, mi ripresi scrivendo. Ma il ricordo di una spiaggia, di notte, col rhum e la musica giusta, io proprio non riuscivo a metterlo sotto chiave. Così l’ho rifatto. E oggi, grazie agli amici di Origami Edizioni, che hanno scelto proprio questo mio nuovo progetto per debuttare su carta, con loro, solitamente editori digitali, ho la possibilità di presentarvi Canti d’Abisso, la sorellina ancora più cattiva di Onda. I racconti stavolta sono ventitré, molto diversi tra loro, sia per genere che per tono. I grandi nomi ci sono: solo il mio fa venti lettere (ventuno con lo spazio). Si commette un errore se si considera questa antologia come opera horror e basta. Qui l’orrore c’è, ma il più delle volte è nascosto, intimo, segreto. Il titolo, poi, non ha niente a che vedere col Divin Poeta: il canto dell’abisso è una caratteristica comune a tutti i racconti. C’è chi l’ha modulato come una nenia, chi come un suono, chi come una voce. Viene dal mare. È la colonna portante di ogni racconto. Adesso che ci penso, forse Dante qualcosa c’entra. Canto V dell’Inferno, girone dei Lussuriosi: “Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria”. È l’anima del mio racconto. Perché in un’antologia dove io sono selezionatore, sarebbe stato falsamente modesto non selezionarne uno mio.

Alessandro Morbidelli

Leave a Reply