Incroci [7] di Antonella Zanca

© ph A.Zanca

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STRADA E BAMBINI

Mattina luminosa e fredda.
Due uomini iniziano a infilarsi la tuta bianca, quella che vedi anche da lontano, sull’asfalto grigio. Uno dei due scuote la testa, fa un piccolo saltello laterale e abbandona il bianco. Si guarda, annuisce, e resta coi suoi pantaloni blu sformati e la maglia pesante.
I cartelli e le reti arancioni li dividono dal traffico ma non dagli odori, dai rumori, dalle frenate improvvise.
Le reti sono reti, maglie larghe a lasciar passare improperi.
Ma la testa dei due uomini è bassa, concentrata sulle mani, sui guanti da lavoro che sembrano muoversi in autonomia, guanti che conoscono a memoria ogni passaggio e lavorano alacri, leggeri, pieni di vita.
«Stamattina la guardavo, Laura. Preparava lo zaino per la scuola e canticchiava. Chissà da chi avrà imparato, a cantare. Da noi neppure la musica si sentiva, finché non è cresciuta lei.
Quest’anno è in quinta, l’anno prossimo le medie. A me sembra grandissima, e piccolissima insieme. Se la ascolto, quando mi parla, è grande da morire. Se la guardo, la vedo piccola piccola, che allunga la manina a cercare le mie dita, sempre troppo grosse, per lei.
Oggi ha cominciato a parlare di cose grosse, ha sentito il giornale radio e l’ha colpita la storia di quel bambino, quello che hanno dichiarato adottabile perché i suoi genitori sono due matti che andavano in giro a buttare acido in faccia a quelli che non gli piacevano. Non so, io quelle robe lì non le ascolto, le storie degli altri, i giornalisti le raccontano come vogliono loro. Ma il bambino, quello ha fatto impressione anche a me. E Laura, poi, che mi dice perché non lo adottiamo noi. Laura, guarda che non è un cagnolino, non si tratta di avere un cucciolo morbido. E lei a dirmi che ci pensava mentre preparava lo zaino, che se un bambino piccolo resta da solo, non è giusto, e che lei ha tanto spazio, nella sua camera. Che ci sono tanti bambini soli, e bisognerebbe pensarci. Pensarci? Ma se io faccio fatica ad arrivare a fine mese con questo lavoro difficile, così difficile da portare avanti tutti i giorni. Ma lo sa, Laura, cosa facciamo io e la sua mamma, per pagare le spese della casa? E l’assicurazione? E tutte le cose indispensabili che sono sempre di più e che a volte non capisco neppure cosa sono e come mai la fine del mese è vuoto totale, di borsellino e di conto corrente? Un figlio in più? Ma siamo matti?
Lei riesce a guardarmi con quegli occhioni lì, quelli proprio identici a quelli della sua mamma, che quando si illuminano, illuminano anche il mio cuore. E dice che non costerebbe poi tanto, avere un bambino in più. Sembra proprio che ci creda, talmente tanto che vorrebbe ci credessi pure io.
E non so perché ma all’improvviso mi vengono in mente le parole di mia nonna. Ricordava sempre “il tempo di guerra” e diceva che dove si mangia in tre si mangia anche in quattro.
I nonni hanno sempre ragione, no?»

© Antonella Zanca, 2016

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