Il passo del bradipo (ovvero le avventure di Brady) [9] di Nicoletta Vallorani

Brady e l’esame

Brady ha combattuto. Ha lottato con tutte le sue forze per mandare via lo studente Cazzullo Artemisio, che non se ne vuole ASSOLUTAMENTE andare. Si è presentato all’esame avendo letto un romanzo su 3, e anche male. Degli altri due dell’’Unità III, ne ha perlustrato sommariamente la trama, confessandolo temerariamente in apertura d’esame, in un bigino su internet. Oggi Brady ha fatto 58 esami, quindi è debilitata da necessità fisiche (far pipì prima che le scappi in pubblico) e simboliche (uccidere lo studente Cazzullo Artemisio, che la tiene inchiavardata alla sedia perché non accetta in alcun modo di dover ripetere l’esame al prossimo appello). Vorrebbe liberarsi all’istante del questuante che gli sta di fronte e che peraltro non si è neanche tolto il cappello. Ha fatto tutto l’esame (o meglio, il non-esame, evento che nell’insieme ha avuto la stessa coefficienza di logica del tè del cappellaio matto in Alice nel paese delle meraviglie) con una curiosa coppola pied di poule, inclinata pericolosamente sull’orecchio sinistro. Quest’ultimo oscilla a ogni sguardo perentorio di Brady, quasi fosse un radar del furore represso. “Prof” dice Artemisio, “Le ho mandato una mail. La ringrazio per la sua risposta imminente”.
“Immediata, forse?”.
“Imminente non va bene?”
“No. Proviamo a fare l’esame in inglese?”
“I can speak the english ma it is not good”.
“La prego, torni al prossimo appello”.
“Ho problemi …”
Brady sussulta al pensiero dei “problemi” che lo studente potrebbe elencare. Cazzullo Artemisio prende il sussulto come un segno di approvazione e comincia a declamare sontuosamente un commento critico ai due romanzi letti in bigino, combinandone arditamente le trame in una mescolanza postmoderna nella quale si perderebbe chiunque. Brady, infatti, si perde. Recupera i sensi quando lo studente conclude. “Perché il postmoderno è post. Perciò viene post il moderno. Understand?”.
“Cazzullo, la prego, se ne vada”.
Cazzullo comincia a radunare le sue masserizie, mentre il padiglione auricolare destro oversize vibra. “Lei mi discrimina perché sono del sud. Protesto.”
“Va bene. Protesti, ma torni il prossimo appello”.
Cazzullo si sistema il cappello e comincia ad alzarsi. Brady ha un momento di felicità assoluta: che se ne stia andando?
Ma Cazzullo ci ripensa. Si risiede. “Però non capisco perché ha bocciato la mia relazione scritta su La Tempesta. Era perfetta.” Agita pomposamente il foglietto, costellato di caratteri runici, che ha in mano.
“Non capisce perché l’ho bocciata? Legga. A voce alta. Che tutti sentano”.
Cazzullo, inorgoglito, comincia a declamare una relazione perfetta sulla Tempesta di Strehler. Un testo superbo, ben commentato, ben scritto, ben analizzato, ben strutturato, che precipita gloriosamente verso un finale pomposo. E’ insospettabile che sia stato scritto dallo studente Cazzullo, che si blocca un attimo prima della frase conclusiva.
Brady, inflessibile, lo guarda. “La prego, legga anche l’ultima frase”.
Cazzullo, abbassando la voce, dice: “In scena fino al 14 ottobre”.
Brady lo guarda. “Si dev’essere distratto. Ha copiato tutto, compresa l’indicazione di programmazione. Fuori. Di. Qui.” E con calma atarattica convoca lo studente numero 59, Huang Yfeng. Cinese. “Preferisce fare l’esame in inglese o in italiano?” cinguetta Brady, riconciliata dalla subitanea sparizione di Cazzullo.
Huang sorride. “Io posso fale in cinese, sì?”
Brady tira fuori la fiaschetta di vodka e se la scola in un solo sorso.

© Nicoletta Vallorani

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