Il passo del bradipo (ovvero le avventure di Brady) [8] di Nicoletta Vallorani

Brady e la socializzazione

Brady si guarda e si riguarda. Non riuscirà mai a entrare in quel vestito.
Troppe tette.
Numericamente, sono due. Quantitativamente, c’è materiale per farne 18, con qualche avanzino da ammucchiare sui fianchi.
Stira ancora un po’ la prodigiosa stoffa nera del vestito che le ha prestato la sua amica, un virgulto con meno chili e meglio distribuiti, e il tessuto cede ancora un po’, aumentando la trasparenza già imbarazzante. Brady si spaventa e molla il lembo. Come un elastico tirato troppo, l’abitino si ritrae imbizzarrito, trasformandosi in un gomitoletto luminescente ai suoi piedi.
No way.
“E se provassi a togliere il reggiseno?” si dice. Osserva desolata il complicato sistema di elastici, graffe, rinforzi e meccanismi antitracimazione destinati a contenere la sua prorompente, ma non più troppo verde, femminilità. Una macchina da guerra più che un reggiseno. Metterlo è un’impresa. Toglierlo una mission impossible. Sarà per questo che ultimamente nessuno l’ha avvicinata?
Comunque, no way.
Senza il reggiseno e con quell’abitino di voile aderente tipo il costume di Spider Man, tanto varrebbe che andasse in giro nuda, sventolando la sua indiscussa, esagerata e scomoda femminilità. Sempre ammesso che la tutina ipertesa non si laceri sul più bello, distruggendo le facoltà mentali di un paio di suoi colleghi geniali, ma quasi sicuramente vergini.
Si maledice.
Chissà come le è venuta quell’idea: vestirsi da femmina per l’aperitivo con i suoi colleghi single. Perché? Socializzare, magari rimediare un flirt, o forse soltanto farsi ammirare come donna.
Che idea scema. Tanto per cominciare, lei da sola ci si trova benissimo. Secondariamente, i suoi colleghi single sono dei ciospi spaventosi. Terza cosa: i colleghi di cui sopra di alcolici non capiscono niente, bevono come damine dell’ottocento e scelgono i cocktail in base al colore, dissertando sulle implicazioni filosofiche di un aperitivo in un giorno feriale.
Guarda l’orologio: ha ancora venti minuti, un vestitino stretch che non le entra, un reggiseno inadeguato alle esigenze glamour del vestitino, due tette oversize, stinchi non depilati da nascondere sotto pesanti calze nere, sopracciglia in disordine e a guardare proprio bene bene, anche i piedi un po’ gonfi.

Venti minuti.

Proviamo quest’altro: top stretch color verde oliva con minigonna, stretch pure lei, disegno cachemire. Praticamente inabbinabile. Se la infila e prova sette paia di collant, ma sono tutte sbagliate. L’unica passabile è smagliata artisticamente dal ginocchio alla caviglia. Per un attimo, accarezza l’ipotesi di abbinare il disegno cachemire con le gambette non depilate, pedalini da corsa e stivaletti blu bassissimi, un po’ deformi ma molto fashion.
No.
Pessima idea.

Dieci minuti.

Gonna lunga stile beat generation con toppino leggero e pellicciotto finto.
No.
Fuseaux aderenti con casacca ampia ma trasparente.
No.
Mascherina da babbo natale sexy.
No.

Tre minuti.

Brady si guarda. Contempla lo sfacelo crepuscolare del suo armadio. Guarda il mobiletto dei liquori.
Ok: pigiamino coi conigli, Cuba Libre, e un film con Clint Eastwood.
E che si fotta l’happy hour.

© Nicoletta Vallorani

1 Comment

  1. Roberta Lepri Rispondi

    Sono bradipa dalla testa ai piedi e in tutta l’anima. che bello.

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