Il passo del bradipo (ovvero le avventure di Brady) [19] di Nicoletta Vallorani

© Rilassati, di Stefania Morgante

© Rilassati, di Stefania Morgante

BradyParty

Caro Bradydiary,
mentre si avvicinano le feste, il mondo diventa ipercinetico e sempre più furioso, almeno in questa località specifica che si chiama Milano. Io di voglia di festeggiare non ne ho un gran che, ma sono di buon carattere, come sai, e cerco di evitare le risse, sebbene a volte sia veramente difficile.
Pensa che ieri sono andata alla festa prenatalizia di un grande editore, che incidentalmente e in un momento di stordimento da oppio ha pubblicato un mio piccolo libro. Volevo socializzare e fare un po’ di autopromozione (che nel mio caso significa che mi sparpaglio sulla tappezzeria, spalancando occhio da osservatrice).
Antropologicamente l’esperienza è stata interessante.
Nel palazzo editoriale, c’erano tre piani di persone spalmate une sulle altre, musica assordante, e tutti che si scambiavano numeri di telefonino cercando di procurarsi contatti utili che non useranno mai. Un sacco di imbucati con facce sudate ed espressioni avide vagamente spaventose. Ho riconosciuto almeno sette aspiranti scrittori senza talento, giovani e brufolosi, accodati a gente importante. Uno continuava a consultare le battute da dire sul suo telefonino, ma sbagliava la tempistica, e non faceva ridere nessuno.
Il buffet era presidiato da una bambina disadattata di circa sei anni, impegnata a mangiarsi tutto il grana. Ho identificato un traduttore uguale a me, ovvero agorafobico e praticamente muto; dunque, abbiamo fatto i tableaux vivants in due per un po’. E’ stato un momento di solidarietà magica.
L’editor della collana più importante era uno schianto: vestita da criceto accaldato, con due codine da Cip&Ciop sulla testa e un sorriso autentico come i prodotti Vileda per la casa; il sorriso veniva impartito ecumenicamente a chi le capitava a tiro. Forse, stanno per licenziarla: solo l’istinto di sopravvivenza può vagamente giustificare una prestazione così imbarazzante.
In cortile, c’era una specie di band giovanile con la data di scadenza passata da alcuni decenni e i vestiti tirati fuori da un baule del ’68, che cantava successi dei Beatles, urlati senza competenza alcuna da un tipo calvo che si agitata come se avesse avuto scarafaggi nelle mutande.
A un certo, punto nella folla, ho identificato il viso di un mio collega che ritenevo serissimo e sposatissimo. Compassato e composto, era in conversazione con una bionda procace che sembrava proprio in procinto di spalmarglisi addosso. Ho capito che era molto imbarazzato e ho avuto pietà di lui. Stavo precipitandomi a imbarazzarlo ancora di più salutandolo quando la bionda ha cominciato a danzare come invasata a minacciare di trascinarlo in pista strattonandolo blandamente. Al che il mio collega si è dissolto. Non sono riuscita a trovarlo più da nessuna parte. Perelà, l’uomo di fumo.
Mi sono aggirata tra i fantasmi del divertimento per una mezz’ora, esercitandomi nella conta dei criceti, ma erano troppi, e alla fine ho lasciato perdere. Ho mangiato due olive e bevuto una cosa arancione che ancora non so cosa sia. Sono stata abbracciata dall’editore ubriaco. Ho salutato un intellettuale grassoccio che chiedeva filosoficamente la misurazione della statura intellettuale degli ospiti, e mi sono chiesta come si fa a misurare la statura di chiazze di grasso unto: impossibile. Quando me ne sono andata, sulla porta, ho incrociato un ex-scrittore di successo che aveva l’aria di un samurai che sta per fare harakiri.
In strada, nello smog, ho pensato che siamo proprio fortunati io e te, che abbiamo piaceri semplici e ascoltiamo i Beatles in privato ricordandoci di quando eravamo giovani. Non che io sia vecchia, questo no. Fisicamente, intendo. Sebbene la mia età emotiva rotoli rapidamente verso i 92 anni, sono viva, Bradydiary, e certe volte mi chiedo se lo siano gli altri e in che modo. La risposta mi spaventa, perciò non mi rispondo. E ti pregherei di star zitto anche tu,. Bradydiary: non sono sicura di voler sapere come la pensi. Certe volte, meglio essere ingenui e felici.

© Nicoletta Vallorani

1 Comment

  1. monica Rispondi

    proprio una festa “dimenticabile”, cara brady !

    un abbraccio a te, che vivi nella performance nella milano da bere (raggruppando indecifrabili slogan pubblicitari)

    Monica

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