Il passo del bradipo (ovvero le avventure di Brady) [14] di Nicoletta Vallorani

© Rilassati, di Stefania Morgante

© Rilassati, di Stefania Morgante

Brady

Sono quaranta minuti che Brady legge e rilegge sul telefonino un post della sua amica/sister:
“Ci sono donne che quando ti sorridono tu li senti i pugnali che ti trafiggono.
Ci sono donne che quando scrivono sembrano mammolette ma dentro, sotto, nei pertugi nascosti dell’animo, sono pronte a toglierti la pelle senza riporlo, il sorriso.
Ci sono donne che “Ah, la natura, ah i gattini, ah i bambini”, ma quello che davvero vogliono è la tua testa su un piatto d’argento.
Meglio le cattive che questi non ti scordar di me.
Ci sono donne che solo le donne lo sanno fare”.
Negli intervalli, seduta al bar davanti al suo posto di lavoro, beve.
Cerca di trovare il coraggio per fare quello che deve. E anche per capirci qualcosa nel casino istituzionale nel quale si è infilata.
Chissà perché, l’alcol e il vizio in generale forniscono a piene mani questa curiosa impressione di spostare la soglia della percezione e allargare gli orizzonti della comprensione. Il principio è, a tutti gli effetti, gloriosamente falso, e tuttavia, da che mondo è mondo, la gente si rimbecillisce di stupefacenti assortiti pensando di capirci di più nel mondo. Così Brady beve, strizza l’occhio al cameriere egiziano, e cerca di comprendere. La sua amica/sister sa tutto anche quando non crede di sapere. Così proprio oggi ha postato questa perla di saggezza. E lei, Brady, ora guarda il fondo del bicchiere deliberando che ormai è il caso che vada. Ha un appuntamento con tre rosse arancio, modello hennè protofemminsita. Non è mai andata d’accordo con le bionde, lei: preferisce i tipi bruni e abbronzati.
E’ evidente che le tre sono state un macroscopico errore: rosse, colleghe di lavoro, ex amiche e gerarchicamente in posizione superiore alla sua. Brady chiede il conto intanto che si domanda come ha potuto infilarsi in questo guaio. L’altra Brady, la personalità multipla e cazzuta che le striscia sempre appresso senza avere il coraggio di emergere, si scoccia di sentirsi ripetere sempre la stessa domanda.
“E che palle! Piantala, Brady!”
“Non ti permettere”
“’fanculo, Brady”.
“’fanculo tu”.
Brady raddrizza le spalle e marcia fuori dal bar. Per quando arriva davanti alla porta dove la attende la Trimurti Fiammeggiante, oltrepassando un intreccio di ascensori messi a vanvera dall’architetto che ha progettato in stato di ebbrezza il nuovo edificio universitario, la Brady cazzuta parrebbe scomparsa di nuovo.
Brady sa già quello che si sentirà dire: uno dei miracoli dell’università è che tutto, soprattutto ciò che è riservato, si sa sempre in anticipo, nei corridoi, spesso arricchito – nella trasmissione – di dettagli del tutto inventati. E’ un telefono senza fili gestito da personalità disturbate e con la patologia dei grandi bugiardi, perché una bugia riesce davvero convincente solo quando chi la racconta ci crede ciecamente), e i grandi intellettuali credono ciecamente in pratica in qualsiasi cosa.
La Brady cazzuta, svegliata dall’esitazione, riemerge dal torpore. “E ti muovi? Tanto devi entrare comunque!”
“Osservazione corretta. Entro”.
“Adesso bisognerà farsi macellare gli zebedei …”
“Non dirlo a me. E la finisci di scocciarmi, che ho già i miei problemi?”
La personalità cazzuta rimane interdetta da questo improvviso rovesciamento di ruoli. Brady, la vera e unica Brady, approfitta della distrazione ed entra, moderatamente fiera di se stessa.
La trimurti è fatta di tre persone, ma ragiona con una sola testa, che comanda gli stessi movimenti, induce le medesime considerazioni, e concepisce la stessa strategia. Non raffinatissima, quest’ultima: dato che Brady non conta una cippa, e dunque non è che sia necessario girarci intorno troppo.
“ … e quindi abbiamo deciso di chiederti di abbandonare il coordinamento del biennio, naturalmente passando tutto quel che sai a chi prenderà il tuo posto.”
“E dell’internazionalizzazione si sta già occupando qualcun altro: non serve che lo faccia anche tu. Ottimizziamo le risorse …
“ … e vorremmo chiederti di non candidarti per le elezioni di Giunta: in fondo, è bene che arrivi il turno di qualcun altro, no?”
“Così potrai dedicarti di più alla ricerca …”
“E poi i tuoi genitori sono anziani, giusto? Non devi occuparti di loro?”
“Peccato che tu non abbia figli: pensa, avresti avuto molto tempo in più anche per loro”
“Fare volontariato?”
Brady le ascolta senza replicare. Il suo viso ricorda le maschere di pietra dei presidenti sulla collina di Hollywood: erano lì o altrove? In realtà, è occupata a tenere a bada la Brady cazzuta, il cui umore sta progressivamente peggiorando e che tracima pericolosamente dall’ira alla depressione. La svolta avviene in via definitiva quando la Trimurti si esprime con l’offerta di consolazione, la carica che dovrebbe rimpiazzare tutte le altre, il riconoscimento terminale e assoluto. Il premio.
“ … e così abbiamo pensato che potremmo affidarti la gestione del sito di Dipartimento …”
Brady: “Ma non esiste!”
“E che vuol dire? Esisterà: la piattaforma c’è, il tecnico l’ha predispota, i colleghi hanno mandato le notizie, la guida è già stata trasferita … ”
Sempre Brady: “Quindi io che dovrei fare?”
“Ti manderanno la posta. E tu, pensa, potrai smistarla e selezionarla.”
“Abbiamo già formalizzato la carica : eravamo certe che avresti accettato. Il posto è TUO!”
E mentre la Trimurti si esibisce in un esercizio di sorriso sincronizzato, e mentre la Brady cazzuta derubricata a postino precipita definitiva sulla china della depressione, succede il miracolo.. Succede cioè che la Brady reale si sente invasa da una calma gelida, di quelle che si vedono nei film giusto prima degli omicidi.
Brady collega. Posta. Rete. Web. Abilità. Potere. A saperlo fare. E Brady sa chi lo può fare.
Sorridendo con sincerità assoluta, si alza in piedi, si spolvera la gonna, guarda la Trimurti negli occhi e conclude: “Tutta la posta? Magnifico”.
La Trimurti sbianca all’unisono, sospettando l’autogol.
“Faccio io, vero? Tutta la posta? E tutto quello che accade in questo glorioso dipartimento? Tutto in rete?” Non sarà neanche necessario mentire. Basterà raccontare: e in questo Brady è maestra.
Brady volta le spalle, salutando festosamente con la manina. “A bientot, dunque. Vado a mettermi al lavoro”. Ed esce. Per quei dieci minuti buoni, assapora la vittoria. Non durerà, ma ne è valsa la pena.

© Nicoletta Vallorani

 

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