Il passo del bradipo (ovvero le avventure di Brady) [10] di Nicoletta Vallorani

Brady al convegno

Brady non ha proprio capito come mai sia finita lì mezzo.
Aula magna, tavolo dirigenziale, luci puntate su un manipolo di star accademiche e in mezzo la sua faccetta sperduta, davanti una platea di mille posti. Quest’ultima è abitata solo in minima parte, ma non importa. Basta tenere le luci molto basse, e non si vede che le poltrone sono vuote: glielo ha spiegato il tecnico, che come tutti quelli che non contano nulla, è amico suo.
E Brady ha evitato di preoccuparlo anticipando quello che sta accadendo ora.
Un tonfo, preceduto da un gridolino soffocato.
Qualche vecchia accademica deve essere precipitata nel buio. Brady si augura silenziosamente che non si sia rotta il femore. Imprecazioni non se ne sentono. Sono tutti molto garbati, in questi ambienti, ancora non invasi dal contagio televisivo del turpiloquio e persi nel loro mondo di biblioteche e polverose pagine scritte.
Brady tace e si guarda intorno, mentre il chair pomposamente introduce gli ospiti, dimenticando lei, e poi sbagliando il suo nome.
Ah, sì, giàgiàgiàgià … Berdi … Pardi … Bradi …”. Brady sorride, e cerca di ignorare il fatto che in questo momento il suo faccino da intellettuale è spavaldamente ingrandito dallo schermo gigante alle sue spalle. “E’ la nostra … come dire … tecnica. E ci mostrerà delle fotografie”.
Slide show” mormora Brady.
Sì. Giàgiàgiàgià. Che tecnologia …”
Brady cerca di figurarsi l’effetto del suo sorriso da lepre sullo schermo alle sue spalle, e torna seria di schianto. Nel frattempo, per fortuna, l’attenzione del chair, e quella dell’esiguo pubblico, si è spostata su un altro oratore, anziano e dormiente, che si sveglia di colpo quando invitato ad aprire la session (e intanto Brady si chiede perché tutti usino termini inglesi mentre parlano italiano), ma è subito padrone della situazione.
Così si comincia. L’anziano parla per primo e rimane sveglio il tempo necessario per farlo. A metà frase della sua conclusione, la narcolessia ha il sopravvento (su di lui: il pubblico dorme già da un pezzo), ma lestissimo il chair riprende la parola, facendo sparire dallo schermone l’immagine della fronte dell’oratore corrugata nel sonno incipiente.
Segue il secondo oratore. Un filosofo. Che deve aver sbagliato file, e in effetti parla di un argomento che nulla ha a che fare col tema del convegno. Ma i filosofi, si sa, son ben capaci di ingarbugliare la matassa col solo scopo di dimostrare che han sempre ragione. Verso metà del discorso, il filosofo realizza l’errore e comincia a campionare parole dal titolo del convegno medesimo disseminandole qua e là, senza senso apparente.
Segue, la biondona agée, truccata in esubero e vestita come Anita Ekberg in La dolce vita: ci si spiega come mai sia notoria per essere una persona eccentrica. Per sovrappiù, nonostante la sua età stagionata, la signora è schiava delle fiction televisive. A un certo punto della sua mummificata carriera, ha però deciso di nascondere questa sua perversione esibendola, ovvero facendone il tema delle sue ricerche. Quel che le piace davvero, e questo lo si comprende appieno nel suo intervento, è vedere tanta bella gioventù. Soprattutto dell’altro sesso, che si esibisce gustosamente sullo schermo, fidanzandosi con chi ci capita, indipendentemente dall’età anagrafica e dal grado di parentela. Ha nascosto questa sua perversione facendone un tema di studio. “Beautiful” dichiara la maliarda “è la dichiarazione filmata del fatto che l’incesto è superato e la vicinanza d’età un dettaglio.” E’ probabile che la signora stia concupendo il marito di sua nipote, e ne cerca l’autorizzazione nelle fiction televisive.
Guardando l’orologio e ampiamente oltre il tempo che le è stato concesso, la signora conclude frettolosamente indicando la sua personale preferenza tra George Clooney e Johnny Depp. E in un momento di anarchia pilotata, il chair dice: “Cara, vogliamo aprire alle domande ora? So che devi andare”.
Un attimo posso restare.”
Allora romperò io il ghiaccio” replica compito il chair. E inizia. Va avanti per 20 minuti, senza che si comprenda minimamente il senso della domanda. Nel frattempo, la maliarda, dopo un paio di minuti di attenzione, ha risposto a un paio di sms, si è infilata il cappotto, ha sostituito gli occhiali da vista a quelli da sole, è in piedi e si sta avviando verso le scale.
Meravigliosa domanda” cinguetta da lì. “Ne parliamo prestissimo. Mandami una mail.”
E si dilegua svolazzando sui tacchi con insospettata agilità.
Eccolo. Il momento è arrivato. Brady suda, trema e teme di cominciare anche a puzzare.
Tocca a lei.
E’ il suo momento.
E’ ora.
E ora …” Il chair guarda l’orologio. Quel che vede non deve piacergli. “Sì, certo, avremmo …” fa un gesto vago in direzione di Brady, e poi aggiunge: “E’ molto tardi, dunque io direi di aggiornarci alla sessione del pomeriggio, e aprire con la nostra Perdi …”
Brady.”
Sì, certo. Vedo che tutti sono d’accordo”. In effetti in sala non si muove nessuno. Dormono.
Dunque a questo pomeriggio!”
Solo quando il chair se n’è andato senza neanche salutarla e qualcuno ha prelevato il narcolettico dal tavolo per andare a drappeggiarlo da qualche altra parte, Brady si rende conto che il convegno non prevede nessuna sessione pomeridiana.
E in qualche modo ne è sollevata.

©Nicoletta Vallorani

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