Il passo del bradipo (ovvero le avventure di Brady) [1] di Nicoletta Vallorani

Brady e il trasloco

Mentre gli USA si scapicollano gioiosamente verso una nuova guerra e il Papa twitta per la pace, Brady torna al lavoro. Brady ha un lavoro, che è già una benedizione della sorte, ma ci ha messo tempo a capire che per lavorare bene bisogna non lavorare per niente. Brady ha neuroni preberlusconiani e balenghi, perciò conserva un curioso concetto di deontologia professionale. Un giorno, li conserveranno come reperto in un museo, ma per ora essi si agitano furiosamente nel suo grazioso cervellino, disturbandola non poco nel compito di comprendere il Diritto del cialtrone, ovvero il manuale di sopravvivenza di quest’epoca sfortunata.
Brady arriva al lavoro e scopre che il suo ufficio presto non sarà più il suo ufficio. Il che non è un problema, perché basta che un ufficio ci sia. Brady però si sgomenta, e mentre si sgomenta, chiede come avverrà il trasferimento ad altro luogo: Brady ha accumulato nel suo ufficio quintali inutili di carta, tesi e registri, brandelli di idee luminose, raccoglitori di complicatissime e obsolete normative, un bollitore forse di Winston Churchill, una scatola vuota di Monopoli (coi denari, Brady ha tentato di acquistare un posto per un nuovo ricercatore, ma non ha funzionato), numerose borsette di tela compresa quella a forma di bara fornita dall’Outlet del funerale – prezzi modici per morti economici , e infine innumerevoli bomboniere dei suoi laureati, alle quali non rinuncerebbe per nulla al mondo.
Come spostare tutto ciò? Brady formula la domanda, e poi cerca qualcuno a cui rivolgerla. L’impresa è titanica: il primo referente la manda dal secondo, il secondo dal terzo, il terzo dal quarto e il quarto di nuovo dal primo, che intanto ha lavorato già venti minuti, perciò deve andare ASSOLUTAMENTE a fumarsi una sigaretta; imbracato in una Lacoste troppo stretta e molto tesa su un torace a forma di “tartaruga” obesa e forse ipotiroidea, il primo referente rinvia il quesito di Brady a data da destinarsi. Come parlare col TAR. Resta il fatto che l’ufficio deve liberarsi ORA. Mentre Brady si arrovella su come evacuare la stanza in assenza di qualsivoglia indicazione, il personale non docente si materializza offrendo, nell’ordine: un carrello monster in una lega di piombo con ruote cingolate, un numero imprecisato di scatoloni da riempire, un bidone della spazzatura kingsize, che, una volta pieno, dovrà essere ricondotto al punto di raccolta, due rampe di scale più sotto, e un pennarello di Barbie (per scrivere il nome di Brady sugli scatoloni.
I rappresentanti del personale non docente pesano 36 kg in due, hanno svariate forme di menomazioni che impediscono loro di portare pesi superiori ai 3 mg, ma sfoggiano uno sfavillante sorriso e due belle divise. Brady, onestamente, non si sente di chieder loro alcun aiuto. E comunque loro non lo offrono. I dati aggiuntivi sono:

  1. la temperatura della stanza raggiunge i 32° gradi (48° percepiti da Brady, che ha la pressione bassa e la menopausa): in teoria il locale è condizionato, e dunque con finestre inchiavardate; di fatto il condizionatore bloccato. Praticamente, Brady è à la coque ;

  2. le masse di carta di cui sopra non vengono spolverate da circa 16 mesi, dunque la stanza è immersa in una nebbia pulviscolare in cui gli acari ballano la rumba.

  3. la stanza di destinazione del carrello, una volta ricolmo, è ancora occupata da altri docenti, che la tengono in ostaggio.

    Ora la domanda è: che farà la povera Brady a questo punto? A voi la risposta 🙂

(siete invitati a scrivere la vostra riposta nei commenti. Può essere che ci inventeremo un BradyAwards per il miglior finale di puntata e di storia).

Disclaimer: Le avventure di Brady sono frutto della fertile fantasia dell’autrice. Se qualcuno si riconosce nei personaggi, è solo colpa sua. E se così accadesse, comunque, fossi in voi non lo andrei a raccontare in giro 🙂

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