Hangover [5] di Roberta Lepri

foto da Pintarest

© foto da Pintarest

HANGOVERIC

È già tardi, dobbiamo uscire e lei come sempre non sa cosa mettersi. Si trucca, si pettina i lunghi capelli biondi e poi mi chiede se mi sembra che possa andare bene. Slip e reggiseno, tutti i vestiti sul letto, quell’espressione sul viso, buffa e gentile. Sospesa, come la mia risposta alla sua domanda.
Io penso che no, non va bene per niente. È troppo bella e tutti la guarderanno. Poi mi viene da ridere pensando che è la mia donna, e mi prende una specie di ebbrezza che non so spiegare.
Intanto lei è lì che aspetta una risposta. Tic tac, tic tac, no, non è la sveglia. Da un pezzo non esistono più le sveglie. È solo il rumore del mio cuore che batte forte sotto alla giacca. Forse dovrei spogliarmi e prenderla in braccio, portarla di là, sul divano, o stenderla sul tavolo di cucina, e al diavolo la festa.
Tic tac, tic tac.
Anche il suo piede batte spazientito sul pavimento. Tiene le braccia incrociate sul seno. Non dovrebbe avere il seno, visto che è la mia bambina. È tutto così strano, ogni cosa galleggia e pare fuori posto. Anche io ondeggio, mentre lei mi ripete la stessa domanda. Vuole sapere cosa penso di lei, se mi piace.
Le rispondo sì, stasera sei fantastica. E dico “stasera” per metterle una piccola pulce a dormire su quel seno che amo da impazzire, e che tutti tra poco alla festa guarderanno attraverso un abito trasparente. E proprio in mezzo a tutta quella gente, che davvero per noi non conta niente, lei farà a me la stessa domanda, se penso che vada tutto bene. Insomma, se anche per me è una buona serata.
E al netto della voglia insoddisfatta che ho di fare l’amore con lei – così grande quasi da farmi stare male fino a vomitare -io non potrò che risponderle che davvero mi sento benissimo. Senza dirle che il motivo è che la amo da fare schifo, e che quello che vedo nei suoi occhi, quell’amore spropositato, che mi rende più forte ogni istante, questo basta da solo a farmi stare bene. Anche se in realtà mi pare di avere la febbre.
Quindi, in questo accidente di party, come a ogni party, bevo. Ma non mi ubriaco, non potrei, sono arrivato già sbronzo senza neanche aver toccato una goccia d’alcol, mi è bastato guardarla mentre si vestiva. Ho solo un gran mal di testa, maledetta influenza, perciò è lei a guidare lentamente l’auto, sulla strada che dalla collina porta a casa. A guidare me a letto, a spegnere la luce. Io mi lascio andare, io la bacio e basta.
E un attimo prima di addormentarmi, abbracciato stretto a lei, mentre spero che il mondo finisca in questo attimo perfetto, le sussurro che stasera era davvero splendida.
My Darling, you were wonderful tonight”.

© Roberta Lepri, 2016

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