Fueddus e contus [2] di Luciana Ortu

©foto di Luciana Ortu

COME SETA

Arriva tutti i giorni alla stessa ora. Piazza l’ombrellone, distende un asciugamano, sistema la borsa da mare vicino alle infradito che sfila con un calcio, si toglie il pareo e corre a “sentire l’acqua”, quindi si sdraia e prende il sole. Non è giovanissima, è magra ma non troppo, tonica, sinuosa e flessuosa come un giunco. Ormai conosco le sue abitudini della mattina in spiaggia. La guardo da lontano, quando passo accanto a lei per fare un tuffo, non mi vede e io non ho mai osato rivolgerle neppure un cenno di saluto, sono un bagnante come gli altri della Quarta fermata del Poetto. So che alle undici riannoda il pareo, un foulard dal disegno particolare, colori vivi e tratti decisi che sembra più un quadro che un indumento da mare, e si dirige al bar per un caffè, che consuma veloce al banco.

Questo fino alle dodici e trenta, quando raccoglie le sue cose e va via. Mi passa accanto. Intravedo il suo costume nero tra le trasparenze del pareo che ha il fondo bianco della seta spezzato da lampi di colore. Un lieve profumo di lavanda mi accarezza le narici anche dopo il suo passaggio e resto inebetito.

L’ultimo giorno delle mie ferie, penso che non la rivedrò più. Sono sull’orlo dello sconforto più nero. Mi do dell’idiota. Quando scivola accanto a me diretta al bar, apro la bocca e la muovo come una tinca presa all’amo, senza suono.

Più tardi, mentre prepara i bagagli, litiga con l’improvviso maestrale che si è appena alzato, e fatica a ripiegare l’ombrellone. Una raffica va volare la custodia e lei le corre dietro. Mi alzo con l’intenzione di aiutarla, ma vedo sul telo steso sulla sabbia il suo borsone e il pareo sopra.

Come un automa, arraffo il pareo, lo infilo sotto la maglietta, raccolgo i miei sandali, l’asciugamano gettato sulla spalla come Clint Eastwood il poncho e corro via, mentre lei sta tornando con fatica al suo posto. In macchina, al parcheggio dietro il parco giochi, al riparo del brucomela, estraggo il mio bottino. Annuso il suo profumo a occhi chiusi. Fingo che la seta del pareo sia la sua pelle.

Ora sono felice.

©Luciana Ortu, 2018

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