Fiele e miele [2] di Roberta Lepri

TWENTY CENTURY WASH

Nell’attimo in cui la quarantenne Pandora Vinciguerra guardò soddisfatta i tasti e le manopole della sua nuova “Tremilagiri+1 Deluxe”, in un universo spazio temporale parallelo, sua nonna Donna Ida Del Casale Spargisale nata Pepi, osservò deliziata la Zoppas appena comprata e al suo primo lavaggio. Alla centrifuga esclamò “Elettrodomestico beato, benedico te e chi ti ha comprato!”.  Quella notte, Enzo Del Casale Spargisale ebbe possesso delle carni di sua moglie per ben tre volte. Alla fine, calcolò che le rate mensili della lavatrice, se pure esose,  erano state davvero un ottimo investimento.

Fu quando, dopo l’ultima copula, accese con languida soddisfazione un  meraviglioso sigaro toscano, che in un universo spazio temporale parallelo, sua madre, Esterina Del Casale Spargisale nata Tovaglia, andò alla fontana del paese, portando sulla testa una canestra di panni sudici e in una mano il ranno togli macchia, e si mise a contemplare, felice, la grande lastra di pietra che il sindaco aveva fatto installare per favorire alle massaie lo strofinio dei tessuti.

Esterina benedisse il sindaco e il progresso, Garibaldi e l’unità d’Italia, poi si tastò il seno gonfio e calcolò l’orario delle poppate dei lattanti che aveva a balia. Ce l’avrebbe fatta anche a stendere il bucato sui fili comuni, in tempo perché il primogenito del marchese Magherini si svegliasse e cominciasse a reclamare il pasto.

E nello stesso momento in cui appendeva l’ultimo fazzoletto del proprio anziano e moccioso marito, buono solo a bere, urlare e a darle busse, in un universo parallelo sua madre, Artemisia Tovaglia nata Forchetta, raccoglieva le lenzuola dei letti dell’ospedale e li metteva a mollo in grandi bidoni di ferro, avendo cura di tenere vivo il fuoco sottostante grazie a un meraviglioso mantice, dono di frate Mario Grazia Plena Dominus Tecum, responsabile delle monache e delle serve nel reparto di chirurgia. La modernità è una gran cosa e il prete un grand’uomo: questo era l’unico pensiero che Artemisia aveva in mente, mentre il sangue, nell’acqua caldissima, si scioglieva in delicate bolle rosate.

In quel preciso momento, altri ventiquattro universi spazio temporali paralleli accoglievano la gioia di altrettante donne, avanti e indietro nei secoli, unite tra loro da un legame ancora da definire ma già saldamente esistente, tutte felici per la stessa identica causa: il sorprendente progresso della condizione femminile e l’energia con cui gli uomini la sostenevano.

© Roberta Lepri, 2018

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