Fantasticando [2] di Gabriele Zancervelli

MAGNIFICAT

C’è una luce soffusa nel lungo corridoio, le porte delle piccole camere si aprono a intervalli regolari, bianchi lettini sembrano quasi risplendere nella penombra.
Corpi consumati dal tempo si muovono debolmente al ritmo di strane macchine, piccoli gemiti scandiscono il passare dei minuti.
Giorno e notte si alternano in quel piccolo reparto, scanditi da un timer che varia l’ intensità delle luci. Alba e tramonto durano lo spazio di un’ istante in un mondo dove il tempo si è quasi fermato.
Una giovane donna si muove lungo il corridoio, controlla le macchine e i corpi, scrive su un piccolo tablet. Ci sono momenti in cui il suo sguardo sembra sfuocato e le sue labbra sorridono, forse anche lei sogna in questa notte artificiale, forse la sua mente vaga nel futuro che ancora le appartiene.
La voce è limpida e potente, senza esitazioni.

«Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.
Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.»

La ragazza si affretta verso la voce, entra nella camera, rimane per un lungo momento a fissare quel corpo che canta con la voce di una giovane donna. Poi si avvicina al letto, si siede accanto e prende tra le sue una mano ormai senza peso.
Si china verso un viso scarnificato dal tempo e mormora: «Cosa succede Maria? Perché sta cantando?»
Due occhi di un azzurro ormai sbiadito fissano la ragazza, la voce si è fatta flebile e incerta quando risponde: «Sto pregando il Signore».
«Perché preghi Maria?»
«Voglio andarmene, voglio vedere la mia famiglia. Credo mi aspettino.»
«Ma adesso è notte, potrai pregare domani.»
«No, ne ho bisogno adesso. Sono sola.»
«Ci sono io, rimango un po’ qui da te, ma tu prega sottovoce, per favore.»
La voce si riduce a un sussurro, dopo alcuni minuti inciampa in una parola, diventa un sommesso russare.
La ragazza lascia andare delicatamente la vecchia mano, si alza, sistema con cura i tubicini nel naso della donna, sorride e torna nel lungo corridoio, aspettando che il timer faccia sorgere il sole.

@Gabriele Zancervelli, 2018

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