DoctorWriter [40] di MariaGiovanna Luini

© ph. M.G. Luini

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IL ROMANZO DEL MAGISTRATO

Questa pubblicazione a puntate scioglie un destino. E’ il primo romanzo che ho scritto, il romanzo che chi mi conosce aspetta che sia pubblicato perché – pare – la trama piace. Il romanzo finora bloccato: qualcosa si mette sempre in mezzo. E’ ora che queste parole escano e si lascino leggere.
Quando esiste un blocco, Luce ed Energia lo forzano e dissolvono le ostruzioni. Uso quindi Luce ed Energia e dono “il romanzo del magistrato” a puntate ai miei lettori in Sdiario.
E il blocco si scioglie, voilà.

Capitolo 30

Uscì presto e il sole la rese euforica: l’estate che finiva era la stagione adatta a ciò che le stava succedendo. Voleva riempirsi di vento, e mare, e spruzzi sul viso: un paio di giorni dopo sarebbe uscita in barca con Giuliano per raggiungere Ponza. Si sarebbero fermati in rada a Palmarola, poi a Lucia Rosa sarebbero scesi in acqua con la maschera e la macchina fotografica per avvistare stelle marine e murene. Avrebbe tentato di salire al Faro della Guardia, Giuliano avrebbe inventato il solito gioco per decidere il ristorante per la cena.
– Questa volta scegli tu.
Era sempre stata lei a scegliere, anche quando Valeria tentava ogni stratagemma perché cenassero su corso Pisacane nel posto più elegante dove diceva di conoscere tutti.
Doveva solo aspettare due giorni. E avere la pazienza di sopravvivere alle ore che restavano: sarebbero state difficili ma forse piacevoli. Era il compleanno di Elena, era stata invitata alla festa che Valeria aveva organizzato. Cercò l’auto nel parcheggio, tolse dalla tasca la busta con l’intestazione dell’ospedale e la appoggiò sulle cosce. L’aveva già riletta decine di volte. La giornata era meravigliosa.
Guidò vuota di pensieri. Gambe e braccia erano pesanti ma sciolte, il formicolio leggero della pace dietro la nuca: accoglieva sulla fronte una specie di alito fresco e caldo, secco e bagnato, uno scherzo leggero come un bacio di qualcuno che evidentemente la accompagnava senza lasciarsi scorgere. Ogni tanto ritornava alle immagini di Ponza e alle aspettative per la prossima breve vacanza, ripensò alla donna e alla lettera ormai recapitata a Forti: consegnarla nelle sue mani era stato facile e drammatico nello stesso momento, ma un istante dopo aveva avuto la percezione precisa della gioia completa di Riccardo. Aveva compiuto il gesto che avrebbe liberato l’anima di Riccardo, e non solo la sua.
Riccardo, Fabrizio e Luca stavano per entrare nella luce e la lettera consegnata a Forti era quanto chiedevano: un po’ le sarebbe dispiaciuto perdere la loro presenza accanto, ma aveva capito abbastanza dell’amore smisurato del mondo che li aveva accolti da sapere che ogni anima aveva una propria evoluzione e niente avrebbe dovuto interrompere quell’evoluzione. La presenza non sarebbe mai mancata in ogni caso.
Arrivò al cancello e suonò il citofono: qualcuno aprì subito. Guidò lenta fino al garage dove altre automobili erano parcheggiate in disordine. Sul sedile dietro ripescò il regalo per la nipote e scese. Valeria uscì, le andò incontro: aveva modi gentili ma lo sguardo era distante, la fronte increspata da piccole rughe che la invecchiavano. Remota, era così. Le indicò la casa.
– Vieni, ci fa piacere che tu sia venuta. Elena chiede spesso di te. Sarà felice. Sono tutti in piscina, passiamo di là. Vedrai quanti bambini.
Attraversarono in silenzio l’ampio ingresso e uscirono in giardino, la piscina era circondata da lettini e tavoli carichi di bicchieri colorati. Una ventina di bambini giocava dentro e fuori dall’acqua. In costume da bagno, Chiara sedeva su un lettino e chiacchierava con Azzurra, l’amica invitata per dare una mano nel baby-sitting: quando vide arrivare Gianna si alzò di corsa.
– Zia! Sei venuta!
Le andò incontro e la abbracciò, si accorse che Valeria distoglieva lo sguardo. Chiara la accompagnò al bordo della piscina dove Elena giocava con tre amiche. Era cresciuta dall’ultima volta che era andata a trovarla: quando la vide si illuminò, tese le piccole braccia per farsi baciare. La sollevò, la fece ridere mettendole in disordine i capelli bagnati.
– I capelli! Ma no, zia, ero pettinata!
– Ciao, Elena! Buon compleanno, amore! Sei più bella così, con i capelli in disordine! Tieni, tesoro, questo è il regalo per te.
Le porse il pacco colorato che teneva in mano. Si chinò per rimetterla in piedi sul bordo della piscina, la osservò mentre gioiva per il giocattolo nuovo. La carta, strappata, giaceva intorno: l’aveva distrutta in pochi istanti. Chiara le aveva suggerito cosa comprare e assisteva compiaciuta alla scena. Valeria si avvicinò, sorrise.
– Oh, ma che bel regalo ti ha portato la zia! Lo desideravi proprio, vero amore? Bah, Gianna, guardala, non ci ascolta già più. L’hanno riempita di regali, se li gode tutti ed è felice per gli amichetti. Lasciamola giocare. Grazie, era un regalo che sperava proprio di ricevere. Prevedo che per qualche settimana dormirà con lei, eletto  a preferito.
– Ho avuto un’ottima suggeritrice.
– Lo immagino. Chiara inizia mesi prima a scrivere l’elenco dei regali per sua sorella, vediamo cosa combinerà per Natale. Scommetto che ti ha suggerito questo perché non è riuscita a comprarglielo lei.
Chiara le sfiorò un braccio.
– Vero, è così. Non avevo abbastanza soldi e ho chiesto a te di comprarlo, Elena ci teneva. A cosa pensi, zia?
Indicò due bambine bionde: giocavano in acqua e battevano le mani sul bordo della piscina.
– Alla mamma di quelle bambine. Deve essere bello metterle a letto la sera.
Valeria le andò più vicino.
– E’ meraviglioso mettere a dormire i propri bambini. Ma anche rendere così felice le nipoti, Gianna. Vedi come hai reso felice Elena? Lo senti che le hai dato gioia?
La sorpresa la ammutolì. La mano di Valeria si avvicinò alla sua. La toccò, si ritrasse subito.
– Ci sono cose che le donne dovrebbero dirsi, qualche volta. Rendi felici le tue nipoti e io lo so; l’ho sempre saputo, ricordatelo. So che le ami, e loro ti amano. E’ che tra un po’…
– Tra un po’?
Non ebbe risposta, il volto di Valeria perse ogni calore. Chiara saltò in mezzo a loro.
– Zia, mamma, andiamo insieme a bere qualcosa?
Trovarono posto sul lato opposto della piscina.
– Cosa prendi?
– Un’acqua tonica, grazie. E tu, Chiara?
– Bevo una coca, zia.
Si sdraiarono su tre lettini bianchi dai quali la vista era perfetta: avrebbero potuto controllare i giochi dei bambini. Posarono i bicchieri con le bibite su un tavolino, Valeria accese una sigaretta. Parlò a voce molto bassa.
– E’ proprio una bellissima giornata.
Riuscì a malapena a sentirla. Annuì.
– Hai ragione. Le vostre feste sono sempre perfette. So che ti dicono tutti la stessa cosa, ma dall’ultima volta che l’ho vista Elena è cresciuta. E’ bellissima.
– Sì, sta crescendo rapidamente. Disegna molto bene, probabilmente ha lo stesso talento artistico di Chiara e se vuoi dopo ti mostro la sua stanza. E’ piena di disegni nuovi.
Gianna notò lo sguardo di Chiara: controllava ogni parola, rideva per lo scambio di battute e cortesie. Continuarono a chiacchierare anche quando si allontanò per sorvegliare da vicino la sorellina: parlarono delle bambine, della salute di Gianna, dei nuovi alberi da piantare in giardino e dei successi scolastici di Chiara. Poi un dettaglio appena percettibile nella sua voce la colpì.
– Pensavo che forse piano piano potremmo vederci di nuovo come prima. Cioè, non come prima ma almeno un po’.
La fissò stupita, ma si accorse che lo sguardo era lo stesso di quando l’aveva incontrata al suo arrivo: c’era un pensiero difficile dietro, le labbra erano piegate in una smorfia sgradevole. Un tratto di tenebra la circondava. L’accenno storto, la sensazione che stesse accadendo qualcosa si fecero più netti. Notò Chiara che, poco lontano, fingeva indifferenza e attendeva la sua risposta.
– Certo! Abbiamo avuto un periodo brutto, ma siamo una famiglia ed è ora che passiamo un po’ di tempo insieme.
Tentò di sorridere, il viso emozionato di Chiara la rassicurò solo in parte.
– Guarda come si diverte Elena, è felicissima!
– Sì, stasera crollerà a dormire senza toccare la cena. Gianna, cosa provi quando la guardi? Te lo chiedo sinceramente.
– Mi intenerisce vedere che assomiglia a Riccardo. Qualcosa di lui è rimasto vivo.
Chiara, con i capelli bagnati sul viso, arrivò di corsa.
– Mamma, zia, è arrivato papà!
Giuliano si avvicinò sorridendo a Valeria, senza realmente toccarla mimò un bacio sui capelli. Poi si chinò su di lei e le baciò la fronte, tenne a lungo le labbra sulla sua pelle.
– Ciao, cognata bella, che sorpresa meravigliosa!
– Sì, Gianna ha voluto venire a festeggiare Elena. E’ stata veramente gentile.
Le parole di Valeria erano gelo. Lo sguardo di Chiara si rabbuiò per un istante.
– Non l’ha fatto per gentilezza, mamma. E’ venuta perché è la zia!
– Hai ragione, mi sono espressa male. E’ ovvio che senza di lei non sarebbe stata una bella festa. Con lei la famiglia è al completo.
Giuliano versò un bicchiere di acqua da una caraffa trasparente e sedette sul lettino libero accanto a Valeria.
– Come sta andando la festa?
– Bene, i bambini si divertono. Elena ha ricevuto molti regali, sta giocando. L’hai salutata?
Giuliano evitò di rispondere. Alzò la testa per guardare Elena, che in quel momento si tuffava in acqua insieme a un bambino con i capelli rossi. Indicò il bambino a Gianna.
– Sapevi che quel bimbo è il figlio dell’avvocato Mesoli?
– No, non l’avevo mai incontrato. Non pensavo che avesse un figlio così piccolo.
– Mesoli è separato, vive con una ragazza che lavora al suo studio e hanno avuto quel bambino quattro anni fa.
Valeria agitò una mano, nervosa.
– Piantala. Non credo ci interessi conoscere i fatti privati dell’avvocato Mesoli! Saranno affari suoi. Oltretutto ha mollato la moglie così male.
Giuliano si alzò, invitò Chiara a seguirlo.
– Vieni, figlia, qui non si può parlare. Andiamo a prendere il regalo per Elena.
Si allontanarono. Valeria fissò lo sguardo su di lei.
– Non ti sognare di difenderlo. Sono stanca di sentire commenti sulla morale altrui. Dovrebbe guardarsi allo specchio prima di giudicare. Ormai vive da te, e la notte non vi limitate a dormire. Non si fa il minimo problema, quando viene qui le tenta tutte per farmi sapere che siete amanti. Il grande dirigente di azienda vive da sua cognata, l’avete scritto addosso che siete amanti. O sbaglio?
– Non mi sembra il momento, comunque non mi pare che abbia fatto alcun commento, ha solo spiegato chi fosse quel bambino. Non ha dato giudizi morali.
– Il giudizio era evidente. Siamo sempre alla teoria del matrimonio eterno e felice che io ho rovinato, coglie ogni occasione per mettermi in imbarazzo. Secondo lui è solo colpa mia se il nostro matrimonio è finito. Non si pone mai il dubbio di avere avuto qualche responsabilità.
– Valeria, lasciamo stare adesso. Davvero non è il momento, c’è gente che guarda.
– Guardano perché lo sanno tutti. Non sei più la vedova del compianto magistrato antimafia, sei la convivente di suo fratello.
Sospirò.
– D’accordo, hai colpito. Hai ragione tu. Ma non vorrai rovinare la festa di tua figlia. Giuliano comunque non voleva farti sentire in colpa.
– Voglio sperarlo, sono stanca di essere additata come l’unica immorale di famiglia. Ci sarebbe molto da discutere sulla moralità dei Conti, voi dormite insieme come se niente fosse e ha mollato due figlie per scoparti tutte le notti. Quando vi decidete a dirlo anche a Chiara?
– Per favore, ti scongiuro. Non qui. La festa di Elena.
– Lo so, la festa di Elena. Siamo qui per questo. Stai tranquilla, la parte maggiore della colpa ce l’ha lui: tradirà te come ha tradito me, è la copia di Riccardo dipinta di bianco per fingersi irreprensibile. Comunque non vedo cosa gli interessi la vita di Mesoli. Come tutti gli uomini di mezza età ha mollato la moglie per una che ha vent’anni meno di lui, e dovrebbe esserne fiero.
– Stanno ritornando, parliamone da sole quando si può. Per favore. Fallo per Chiara.
La voce di Giuliano le raggiunse attutita dal rumore dell’acqua e dalle grida dei bambini.
– Chiara, vado a cambiarmi, tu intanto porta il regalo a Elena.
– Non vai da nessuna parte! Chiara ha già dato il suo regalo alla sorella e adesso tu vai da tua figlia. Non ne posso più di te, vai subito da Elena e non mettere in mezzo Chiara!
Chiara si immobilizzò e chinò la testa, Giuliano sedette sul lettino vicino alla moglie: le parlò sottovoce, lo sguardo sulla piscina e sui bambini.
– Senti, mettiti calma. Siamo a una festa. Un’altra uscita come questa e vieni con me in casa, così ti chiarisco le idee. Chi non si diverte se ne va. Hai compreso bene? Sono stato chiaro?
Colse l’occasione per fuggire: saltò su e cinse la vita di Chiara, la trascinò via.
– Che ne dici, mi metto in costume e facciamo il bagno?
– Sì, zia, ti accompagno allo spogliatoio.
– Ottima idea! Vengo con voi!
Giuliano le raggiunse correndo: le abbracciò e riuscì a strappare alla figlia qualche risata incerta.
La festa proseguì in allegria: giocò con Giuliano e le nipoti per ore. Si divertirono, mentre Valeria assisteva alla scena con impassibile distacco. Nell’unico momento di solitudine tra un tuffo e l’altro riuscì a trovare l’attenzione di Giuliano.
– Giuliano, sicuro che non sia successo qualcosa di brutto?
– Amore, cosa dici?
– Non so, Valeria è strana. Non mi piace.
– Ignorala. E’ acida come sempre.
– No, ha qualcosa. Davanti alle bambine non fa mai così, sono preoccupata. Non mi piace, credimi.
– Ignorala, ho detto. Sa di noi.
– Certo, lo so. Ma non credo sia solo questo.
– Non cascarci. Amore, ti dico che è solo acida e incazzata perché sto con te. Ce l’ha con me, le ho detto che ti amo.
– Cosa? Sei impazzito?
– Smetti, fidati di me.
– Ma noi non…
– Ne parliamo dopo. Stai tranquilla, è meglio così. Fidati di me. Attenta, arriva Chiara.
Quando scese la sera gli amici di Elena se ne andarono e Valeria portò la figlia più piccola in casa per asciugarla e vestirla. Attraverso una finestra Gianna notò Chiara e Azzurra sul piazzale di fronte alla casa.
– Grazie per la festa, ci sentiamo questa sera.
– Sì, ti telefono dopo cena. Hai visto mia zia?
– Mi sembra che stia meglio, per fortuna.
– Credo di sì. Anche papà si è molto divertito!
Azzurra distolse lo sguardo senza sorridere e salì sul motorino. Chiara le andò vicino.
– Non sei stata bene alla festa?
Azzurra scosse la testa prima di infilare il casco.
– Che idee strane, è stata bellissima!
– Allora cosa c’è? Sei arrabbiata?
– No, è che non capisco. Tuo padre vive ancora qui?
Chiara si irrigidì.
– Te l’ho detto mille volte, va tutto bene. Papà lavora tanto, per questo non è mai a casa.
– Sì, può darsi. E tua zia sta con qualcuno?
– Non credo, no. Perché?
– Niente. E’ tardi, devo andare di corsa altrimenti mia mamma mi ammazza. Ciao, Chiara. A dopo.
Chiara non disse nulla. Agitò la mano per salutare e rientrò in casa.

© MariaGiovanna Luini, 2016

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