DoctorWriter [23] di MariaGiovanna Luini

foto di MariaGiovanna Luini

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IL ROMANZO DEL MAGISTRATO

Questa pubblicazione a puntate scioglie un destino. E’ il primo romanzo che ho scritto, il romanzo che chi mi conosce aspetta che sia pubblicato perché – pare – la trama piace. Il romanzo finora bloccato: qualcosa si mette sempre in mezzo. E’ ora che queste parole escano e si lascino leggere.
Quando esiste un blocco, Luce ed Energia lo forzano e dissolvono le ostruzioni. Uso quindi Luce ed Energia e dono “il romanzo del magistrato” a puntate ai miei lettori in Sdiario.
E il blocco si scioglie, voilà.

Capitolo 13

Soddisfatto, prese posto in aereo: ad Atlanta gli incontri erano stati proficui e gli accordi cui puntava sarebbero stati siglati. Guardò l’ora e calcolò la durata del viaggio, era troppo lungo per la sua tendenza alla noia ma sarebbe stato difficile dormire: c’era un sonnifero da qualche parte ma non voleva cercarlo. Chissà che non l’avesse dimenticato sul comodino, in albergo.
– Dottor Conti, buongiorno.
Alzò la testa, sorpreso.
– Gemma! Ma cosa…
Gemma sedette nel posto accanto al suo oltre il corridoio: trafficò con il bagaglio a mano evitando di proposito di prestargli attenzione, poi allacciò la cintura e lo fissò.
– Ciao, Giuliano. Sorpreso?
Accennò ad alzarsi, le sfiorò una spalla ma si ritrasse subito, imbarazzato.
– Accidenti, se sono sorpreso. Cosa fai qui? Io non credevo che. Insomma, pensavo che fossi a Roma.
– So cosa pensavi, in parte hai ragione. Avrei dovuto ripartire ieri mattina. Ho barato, prolungando il soggiorno e informandomi sul tuo volo. La tua segretaria non è così stronza come dicono. Arrivo da un congresso e sono andata a trovare il figlio di un amico ad Atlanta: fa l’economista, un tipo pazzesco. Come è andato il tuo viaggio?
– Grazie, bene. Sono soddisfatto. Ma senti, non credevo che fossi lontana da Roma. Scusa, è che mi sorprende.
– Che Gianna sia sola? Stai tranquillo, non lo è e se la cava molto bene: le manca solo la voce e non il senno. I miei assistenti con molta discrezione la tengono d’occhio e mi manda qualche sms. Basta che non le racconti che ci siamo incontrati, è convinta che sia impegnatissima in Olanda: sai che i viaggi intercontinentali le mettono ansia.
Spostò lo sguardo, per calmare la stizza cercò il cielo fuori dall’oblò: Gemma avrebbe dovuto rimanere in Italia con Gianna e non partire proprio quando lui era negli Stati Uniti.
– Allora, quando ti sarà passata l’incazzatura potremo parlare?
– Non sono incazzato.
– Ma figurati. Hai scoperto che tua cognata è da sola a Roma. Ti stupirebbe scoprire che è anche uscita in barca.
– Cosa?
– Altro che. E’ uscita in barca. Te ne parlerà quando recupererà la voce.
Un gesto brusco fece scivolare dalla sua mano la penna con cui giocava, cadde e rotolò avanti. Gemma si alzò per recuperarla, gliela restituì e sedette di nuovo. La infilò in tasca. Avrebbe fatto meglio a calmarsi: poteva sfruttare le ore di volo per parlare con Gemma e, se possibile, chiarire alcuni dubbi.
– Mi sembra che tutti facciate come vi pare, sono sempre l’ultimo a sapere le cose. Il fesso che non ha capito niente.
– No, sei l’uomo intelligente ma un po’ rigido e oppresso dal confronto con un fratello fuori dalle righe che guarda solo un parte della questione e scappa per non vedere il resto. Ma non è una colpa, tanti uomini fanno così.
– Che è come dire che sono ottuso e un po’ sfigato, lasciamo stare. Senti, ma tu come la vedi? Fisicamente sta bene. Però non parla. Neanche un accenno, non le sfugge un rumorino se inciampa, se si spaventa, se succede qualcosa all’improvviso. Muta.
– E’ una donna sensibile e ha un blocco, nel suo caso è spiegabile. La sua razionalità, quella che usa nell’accudimento degli altri come medico, è solo una parte del carattere: è come se fosse sdoppiata. Tutti abbiamo aspetti diversi nella personalità e in parte siamo sdoppiati, ma in lei convivono due persone complete senza che la cosa diventi patologica. Razionale da chirurgo, ipersensibile e delicatissima ma anche creativa nell’altra personalità. Il mutismo è solo il trauma, non ha retto: secondo me potrebbe benissimo parlare e lo sa, ma nel silenzio sta ritrovando parti di se stessa che non conosceva. Una specie di mutismo reattivo al trauma ma anche positivo, creativo. Capisci?
– Sei ottimista. Però anche il fatto che non pianga. Davanti a me non hai mai pianto, è possibile?
– Lo farà. Immagina cosa sia stato per lei essere presente all’attentato. Sai che mi rifiuto di vedere persone morte, non ho voluto andare da mio figlio quando l’ho perso, ma è stato inevitabile sapere come abbiano ridotto tuo fratello: uno strazio. E lei era là mentre accadeva. Insomma, lo shock e qualche successivo disturbo sono normali.
– Sì, ma non capisco cosa si possa fare. Tu minimizzi, ma non vedo miglioramenti. E’ una situazione bizzarra: riesce a reggere una conversazione, le sue reazioni sono evidenti e chiare, ma è muta. Mi lancio in monologhi da cretino, parlo e sembra che mi risponda da solo, invece so che a suo modo mi risponde o induce me a capire la risposta. E avrei un milione di domande da farle.
– Tutti le abbiamo. Anche le persone che indagano, vero?
– Altro che. Chissà cosa pensano.
– Cosa vuoi che pensino? Non sarà la prima volta che hanno a che fare con una moglie scioccata dalla morte del marito. Hai presente? Era là, gli hanno sparato mentre usciva di casa. Fa molta differenza: la morte è un trauma, ma assistere in diretta…
La bloccò con un movimento della mano. Non voleva ripensarci. Aveva immaginato troppe volte le ferite aperte davanti agli occhi di Gianna. Aveva evocato il suono distorto della voce di Riccardo, dilaniato dai proiettili e con l’occhio che esplodeva. Conosceva le scene senza averle vissute. Avrebbe chiesto a Gianna di raccontare, prima o poi, era sicuro che l’avrebbe fatto, ma aveva già compreso.
– Scusa, Giuliano. E’ che preoccuparsi per il mutismo di Gianna e per il fatto che non pianga è comprensibile, ma senza drammatizzare. Se si rende conto che ci crea un problema è peggio. Alcuni traumi possono scatenare reazioni così, è un insieme di negazione, shock, rimozione e lei non è una persona lineare nonostante l’apparente remissività. Prendi l’immagine che ha in ospedale tra colleghi e pazienti: la giudicano seria, coscienziosa, intelligente, dotata più per la rassicurazione dei pazienti che per la chirurgia, forse anche un po’ noiosa ma capace di intuito magico. Quel guizzo, il colpo di genio che chissà come le arriva. Detto tra noi, non ho mai pensato che la scelta di fare il chirurgo sia stata giusta: non che non sia capace, in fondo la chirurgia è il mestiere che anche una scimmia può imparare, ma l’avrei vista di più in un ambito artistico. Libera, creativa. Così si è mutilata e ha nascosto parti di sé che prima o poi verranno fuori. Ma non voglio deviare dal tuo discorso, scusami. Evitiamo di distrarci dall’essenziale. Il trauma psichico è importante ma non drammatico: Gianna ha una forza interiore che neanche lei sospetta.
– Stiamo parlando della stessa Gianna?
Gemma scoppiò in una risata. La fissò con invidia, sorpreso: era arrivata molto prima di lui a conclusioni irraggiungibili e per lei Gianna era chiara, palese, brillava di luce perfino nei mesi più tragici. Per lui invece era un mistero muto.
– Senti, lieto di averti fatta ridere. Possiamo continuare a chiacchierare come due adulti adesso?
La risata di Gemma affievolì lenta. Gli afferrò una mano, si sporse attraverso il corridoio stretto che li separava e batté qualche colpo sul suo braccio.
– Mamma mia, quanto sei permaloso! Sciogliti un po’, ragazzo.
– Beh, scusa, ti metti a ridere e non ho capito niente. Starà mica impazzendo.
Gemma si staccò, gli dedicò uno sguardo fulmineo e con l’ironia sottolineò le parole.
– Eh, certo. Alcuni guizzi fanno paura. Se una donna trova in sé l’energia, la forza, se ce la fa contando su se stessa e tira fuori i talenti segreti immediatamente deve essere pazza.
Rinunciò a ribattere.
Gianna aveva bisogno di aiuto e protezione, Riccardo era stato suo marito e suo padre: forse questo era uno dei motivi principali per il crollo della loro attrazione fisica, un crollo più volte sussurrato da Riccardo. Trattava la moglie come una bambina bisognosa di sostegno e protezione, poi virava verso la stima e alludeva a lei come a una donna sicura di sé, piena di grinta, capace di sopportare ogni genere di prova. Era stato padre, ma anche figlio. Marito, padre e figlio.
– E lei era figlia e madre. Sono solo due delle decine di facce di Gianna.
– Come, scusa?
– Hai detto: Riccardo era marito, padre e figlio. O sbaglio?
– Non ho parlato.
– Allora ho sentito male. Sto invecchiando. Comunque se anche l’avessi detto sarebbe stato la verità. In fondo è cresciuta in affido, non possiamo dire che abbia avuto genitori veri. Riccardo, infedele o no, sapeva farla sentire accudita e protetta.
– Non ci avevo pensato. Avrei dovuto, ma non l’ho fatto. Per me è come se fosse nata quando l’ho conosciuta, Riccardo mi ha parlato della sua infanzia tremenda ma non mi ritorna in mente.
Il silenzio di Gemma lo fece sentire in colpa. Non poteva andare avanti cieco, nell’attesa che Gianna ritornasse a essere quella di prima. Gianna di prima non esisteva più, Riccardo era morto.
– No, sono uno stronzo, ecco cosa sono! Ho pensato prima a me e non a lei, mi preoccupavo ma non ho voluto approfondire. Ho anteposto la mia personale crisi e ceduto alla tentazione di delegare a te l’assistenza a Gianna.
La risposta non lo fece sentire meglio.
– Il fatto che tu abbia anteposto la tua personale crisi è giusto: non puoi aiutare nessuno se non reagisci in prima persona. E’ tuo fratello che hanno ammazzato. Poi potrai stare vicino a lei, se il vostro rapporto lo permetterà.
– Il nostro rapporto richiederebbe una presenza molto più concreta. Gianna mi ha sempre sostenuto e aiutato, da quando ci siamo conosciuti. E’ l’unica persona che non si sia mai lamentata per le mie assenze, per gli impegni lavorativi. E non per disinteresse. Capisce il mio lavoro, prova a darmi il suo parere se ne ho bisogno. Qualche volta le ho confidato cose personali. Mi è stata vicina in tutto, adesso non merita che scappi di fronte a problemi che non voglio affrontare.
Serrò le labbra, si stava lasciando andare.
– Anche il tuo dolore deve essere immenso, Giuliano.
Deviò lo sguardo e deglutì. Quando parlò la voce non sembrò ferma.
– Non posso permettermi di pensarci. Ci sono troppe cose da sistemare e affrontare.
Rivolse lo sguardo all’assistente di volo, che immediatamente si avvicinò e chiese se potesse essergli utile. Chiese un altro bicchiere di acqua e restò in silenzio per un tempo interminabile. Servirono il pranzo, mangiarono senza parlare: Gemma scelse solo la verdura e scartò il resto. Quando di nuovo furono soli e le assistenti di volo ebbero terminato di sistemare vassoi e bicchieri allentò la cravatta e la fissò.
– Sai, la storia della relazione tra Riccardo e Valeria, e Elena. Quelle cose lì.
– Lo so. E’ tremendo. Sono cose che capitano, purtroppo, ma possono essere devastanti. Soprattutto per te, Giuliano. Non puoi aiutare Gianna se qualcuno non aiuta te. Parlami, ora.
In ogni altra situazione avrebbe rifiutato. Ma non aveva difese, per una volta non voleva averle e la voce uscì da sola: gli eventi fluivano veloci allontanandosi da lui, liberandolo. Le disse come si era sentito alla vista del fratello morto, parlò della lettera affidata al notaio, degli anni di sospetto sempre negato anche di fronte all’evidenza, dell’amore per Elena che non era sua figlia. Riandò alla difficoltà di Gianna nel concepire figli, le disse della solitudine che provava e dell’incapacità di pensare a Riccardo con un sentimento univoco di rimpianto oppure odio. Si fermò solo quando decise di non parlare dell’incontro con il magistrato. L’espressione di Gemma era cupa: curva, triste, il gomito appoggiato al bracciolo e la mano sinistra sotto il mento.
– Credevo di intuire, ma ora che la tua voce esprime davvero ciò che provi mi rendo conto che deve essere una tortura. Non so immaginare un carico di dolore simile.
– Che sia troppo o meno, questa è la realtà e non posso cambiare niente. E l’altra figlia, cioè in realtà ho solo una figlia… Beh, Chiara capisce che le cose non vanno bene.
– Per come la vedo io, hai sempre avuto e avrai due figlie.
Annuì, lo sapeva. La morte di Riccardo aveva reso Elena figlia sua in ogni caso.
– Per quanto riguarda Gianna, state solo attenti a…
– A?
Gemma alzò le spalle, dopo un silenzio incerto.
– Ma no, niente, vi volete bene. Lascia stare.
L’atterraggio li colse silenziosi. Sbarcarono e si abbracciarono, poi si avviò verso Gennaro che lo aspettava all’uscita.

© Maria Giovanna Luini, 2016

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