DoctorWriter [56] di MariaGiovanna Luini

foto da web

I PAZIENTI NON SONO NUMERI, MA A VOLTE TENTANO (INCONSAPEVOLMENTE) DI DIVENTARLO

Nei giorni della difficoltà si ricevono miliardi di parole e un centinaio di soluzioni infallibili. Osservo con stupore la pletora di commenti in calce ai post degli incauti che piazzano nei social network le propria disavventure fisiche: si va dai racconti di tragedie nate “dalla stessa cosa che hai tu” (mi chiederò sempre cosa scatti nel cervello delle persone che smaniano per terrorizzare chi sta in angoscia) alle prescrizioni più o meno probabili corroborate da pareri di scienziati conosciuti solo di nome o per telefono o attraverso un cugino che sta al di là del mare. Sarebbe divertente e in parte comprensibile (l’empatia spinge ad aiutare), se non generasse ulteriore confusione in chi sta lottando per recuperare un equilibrio che il trauma ha sbriciolato. Un equilibrio che non sarà uguale a prima (e questo è un bene) e non può generarsi da fotocopie di percorsi efficaci per altri.
Ricordo un ragazzo, anni fa: pubblicò in internet la propria cartella clinica incitando la gente a suggerire soluzioni per la sua malattia. Da Treccani mi chiesero di scrivere un pezzo per il loro libro dell’anno, così dedicai tempo alla lettura dei suggerimenti che i viandanti del web avevano piazzato: avevo chiaro quale terapia fosse adatta, ma mi astenni dal partecipare perché i medici che avevano in cura quel ragazzo si erano già espressi in modo identico. Il punto è che tra i suggerimenti trovai parole ragionevoli ma anche follie pericolose. E mi chiesi, allora, quanta forza fosse necessaria per resistere alla tentazione: come decidere di non seguire tutto, sfracellando energie e tempo in uno zigzagare vano? Come scegliere?
Non possiamo trovare una via se siamo i primi a perdere di vista la nostra unicità. La Cura non è un protocollo standard: il percorso, unico per ognuno e adatto al momento della vita e non a ogni condizione, è un insieme di interiorità e gesti esterni, di medicina convenzionale di eccellenza e approcci olistici che non può basarsi su ululati mediatici (anche in totale buona fede) o suggestioni affettuose, piene di amore ma vuote di visione dell’individuo nella sua complessità.
Ogni giorno ricevo decine di messaggi email con richieste di consulenza a distanza, e lo stesso accade a mio marito Alberto e a tutti i colleghi che conosco (ne ho parlato anche ne “Il Grande Lucernario” – Mondadori 2018): da un lato la fiducia che si intuisce è commovente e merita una risposta amorevole, dall’altro è tristissimo constatare che si sia pronti a mettere la propria vita nelle mani di persone che non si conoscono direttamente, evitando il momento fondamentale dell’incontro di persona. Chiediamo ai medici di non trattarci come numeri e siamo i primi a considerarci tali, illudendoci che basti una descrizione minuziosa di informazioni scritte sulla carta per rendere l’idea di chi siamo e quale Cura sia adatta. Non siamo e non saremo mai le parole di un esame diagnostico: non siamo i nostri esami del sangue, le nostre TC, le nostre risonanza magnetiche. Quelle informazioni sono parti di noi, non il tutto. Ed è il tutto che va curato, sempre. Ecco perché è inutile affidarsi a richieste pubbliche per trovare la Cura: condividere il dolore sì, può essere una scelta meravigliosa e costituire parte del ben-essere, ma la Cura sta in noi, dobbiamo risvegliarne la consapevolezza. I medici e gli infermieri sono i nostri accompagnatori su un percorso che ci porterà a un’evoluzione, e sarà cruciale non solo per il corpo fisico.

© MariaGiovanna Luini, 2018

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