Dislessico famigliare [17] di Nicoletta Vallorani

PADRI MERAVIGLIOSI

Lui ha 93 anni. Un uomo tutto d’un pezzo, con regole e certezze che non sono mai state contraddette dalla vita perché con la vita vera non si sono mai incontrate. Abitano in un empireo che si svolge immobile e assoluto in un non luogo che non è neanche l’al di là: di recente, anche il paradiso ha dovuto riconoscere la rilevanza dell’evoluzione.
Lei ha quasi 60 anni, e da più di 50 combatte inutili battaglie con suo padre, il vegliardo di cui sopra, cercando di renderlo edotto sulla flessibilità della vita, ma risolvendo solo di farsi dare della ingenua fallita.
Sono seduti in poltrona, fuori fa freddo e lei si industria a fargli compagnia, mansione inutile e dannosa, dato che lui sta bene da solo, e lei starebbe meglio in compagnia d’altri.
Lui: «Quindi sei diventata insegnante perché quella prima di te aveva cominciato a drogarsi e non ha potuto tornare a scuola, giusto?»
Lei: «Esatto. Aveva dei problemi. Quindi ho preso il suo posto».
Lui: «E dopo hai cominciato a lavorare all’università perché la persona che teneva il corso prima di te ha dovuto andare in pensione prima, che si è ammalata, vero?»
Lei: «Già. Ma ho vinto un concorso comunque…»
Lui (ignorando serenamente il commento sulla competizione concorsuale): «Certo, certo, ma si sa come sono i concorsi all’università, eh… E dopo hai sposato quello che l’altra lo aveva lasciato con un figlio a carico».
Lei: «Papà, non chiamarlo “quello”. Si chiama…»
Lui (sventolandosi una mano davanti al viso): «Lo so lo so. Era solo per fare un quadro».
Lei (presentendo la cattiveria): «E di che?»
Lui (guardandola negli occhi): «Tutta una vita di seconda mano, cioè».

© Nicoletta Vallorani, 2017

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