Dislessico famigliare [10] di Nicoletta Vallorani

© ph. Gaia De Luca

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NON È UN PAESE PER VECCHI

Il vecchietto sembrerebbe inoffensivo. Da giovane, deve essere stato persino bello. Gli occhi azzurri, parecchio stinti ora, di sicuro erano fascinosi e lucenti, e i folti capelli bianchi dovevano essere di un castano chiaro ben pettinato. Adesso è un vecchietto, e come tanti vecchietti, se ne va in chiesa con le mani intrecciate sulla schiena. Appena dentro, si guarda intorno. La cateratta gli impedisce di vedere almeno due preti che si danno alla fuga, sottraendosi al confessionale per infilarsi a riparo nella sagrestia. Il vecchietto avanza con la grinta di  un pistolero a mezzogiorno in una città del vecchio west: preciso nel mezzo della navata centrale. La tipa che fa da perpetua lo intravvede giusto in tempo per caracollare anche lei nella sagrestia e sbarrarsi la porta alle spalle.
Il vecchietto si guarda intorno, poi solleva lo sguardo verso il crocefisso. «Anche oggi non c’è nessuno, Signore mio. Ti trascurano, eh? Mica come me, che sono sempre qui a non farti mancare niente» Sorride sardonico. «Ci toccherà parlare senza intermediari. Sei contento? ».
Mentre si mette in ginocchio e abbassa lo sguardo riorganizzando le sue richieste (moglie, figli, nipoti, pronipoti, la gatta, il cane, tutti i morti di famiglia …), si sente un leggero scricchiolio, e poi una folata di vento.
Il vecchietto alza lo sguardo. La croce è vuota. Sulla statale, un signore nudo con uno strano copricapo in forma di spine sul crapino fa l’autostop, sperando che qualcuno lo porti via di lì.

© Nicoletta Vallorani, 2016

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