Depistolario [8] di Clara Abatangelo e Raffaele Rutigliano

Io non lo so perché tu ce l’abbia tanto con me: non l’ho deciso io. Ma non sopporto più di essere trattata in questo modo: umiliata, picchiata, stuprata, in privato e ancor di più in pubblico. Davanti a tutti, sempre, bambini compresi. Fai sempre come se non ci fossi, come se non restassi comunque a bruciare sotto la cenere. Quando proprio ti costringo a perderti in questa mia bellezza, ricomincia il circo delle botte, con la mia paura e la tua bava alla bocca. Ma la vendetta è un piatto che va servito, caro mio, non preoccuparti. Spaccami il naso a pugni e urlerò più forte. Lanciami giù per le scale e correrò per il mondo, a sputtanarti come meriti. Chiudimi in cantina a calci e batterò tutte le menzogne del cielo a testate sul muro. Sono nata per abbagliare la tua miseria con la mia pazienza, la tua vigliaccheria con il mio coraggio. Sono nata per ossessionarti finché la tua morte non ci ripaghi.

In fede, la Verità

Che sia vero o falso, cara mia, è tutto da comprovare, e lo dico in senso che voglio prove certe. Quello che dici non mi perplime affatto. Parli di bellezza, non certo la tua, quella che conosco è a margine di te stessa, inviolabile per mio conto. E al circo ci lavoro, lancio fiamme e mangio il fuoco, non so usare attrezzi come sedia e frusta per domare fìere, e non certo applico le mani a uso violento sul tuo corpo. Il mio amore è per te come quello di un dio per la sua dea. Venero il tuo corpo imbevuto di acqua santa e petali di rose. Giù per le scale non ti ci ritroverei, sarei lì sotto a sorreggerti prima della caduta. Non ricordare ciò che non vuoi, e non lasciarti pallida dinanzi al cibo. Di Venerdì Santo laverò i tuoi piedi, laverò il tuo peccato. Perché conservo di te ogni secondo che ti separa dalla fine che cerchi di infliggerti.
Vedo in te un’anima persa, del peso di venti grammi, non ventuno. Quel grammo di eroina ti fa girare sempre e sempre di più nel vortice del tuo vittimismo.
Abbi fiducia in me come io l’ho in te. Frase fatta come te, amore mio.

In fede, Enrico (il Re)

© Clara Abatangelo e Raffaele Rutigliano

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