Depistolario [7] di Clara Abatangelo e Raffaele Rutigliano

Caro Universo,
oggi l’uomo sa di possedersi, a letto. Mentre il mondo è lì a guardarlo. Con la radio accesa, con il libro sulla schiena e un altro tra i polpastrelli. Perché il mondo sa che oggi l’uomo vuole assecondare il mondo. E nella lotta interiore tra una riga e l’altra l’uomo ha bisogno di lui, del mondo, per privarsi di ogni senso.
Di giorno l’uomo seduce i serpenti, di notte l’uomo s’avanza. Fa eco in camera, i serpenti fanno eco in lui. Nascondendosi sotto le lenzuola, tra il materasso e il letto, tra il guanciale e il viso. A letto, in camera, il mondo s’adorna di lui, dell’uomo.
Oggi mi sento strano, come il primo giorno che l’ho visto, l’uomo. Era sul Rimini-Bologna. E, mentre i colori sfrecciavano dal finestrino, l’uomo ragionava sul resto, su ciò che era lì, fuori. L’uomo alzò lo sguardo e mi disse: ”Lei, lo ha mai visto? il mondo? E’ bellissimo.”
Il mondo come lo vedeva l’uomo non l’ho mai visto, ma so per certo che il mio mondo è diverso.

Saluti,
un cittadino

Caro cittadino,

il fatto è che non ci sono due volte uguali in cui il mondo si mostri a un paio di occhi come lo fa ad altri due. Siamo il triangolo che non avevo considerato, l’amplesso di carne e terra e stelle in cui ciascun vertice guarda solo gli altri due e mai se stesso. Io, per esempio, non mi nascondo più. Galleggio nel vuoto solitario in cui mi sono confinato e vi guardo respirare, con l’acquolina in gola. Ogni tanto cambia il senso del volteggio in cui provate a dimenarvi. Ma ci ho stretti in una morsa siderale talmente stretta, che non c’è tregua, tenerezza o via di fuga. Senza scampo a questo amore infinito e strano, resta solo l’invidia rancida per la posizione e l’immaginario degli altri. Consolati, cittadino: siamo in fondo tutti uguali a te. Uguali ai serpenti, ai brividi, agli alberi e alle nuvole che si sentono liberi perché governati da leggi invisibili e mai negoziabili. Nessuno le ha scelte né le può cambiare: amiamoci e basta, ognuno a modo proprio.

L’Universo

© Clara Abatangelo e Raffaele Rutigliano

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