Depistolario [1] di Clara Abatalgelo e Raffaele Rutigliano

Cara Ingridd,

ti ho visto nascere da seni mobili, ma concepita come?
Non sarai mica l’amica dell’amica che vidi quella sera a cena da Giacomo?
Mi sorprende di come l’ultima volta mi hai sorriso, mentre ruttavi per quelle alici sottosale troppo sottosalate. Tu mi piaci assai, che le chiacchiere stanno a due passi dal porto, mentre avvrazzata al lampione cantavi “Matrimonio metafisico”.
Sì, mi ricordo. La spesa del pesce, quello magro, che le spine non le vedevi. Le ritrovavi direttamente in gola a grattare l’ugola a fisarmonica.
Se non ti ho sposato è perché non sono riuscito a trovare un alloggio decente, vicino al molo. Per San Nicola e tutt’ l’ sant’… che quando passa la barca la puoi toccare allungando il braccio. Poi, le Peroni le teniamo in acqua, dentro una busta col filo. Quello tosto, ca’ non z’ romb.

Ti aspetto quando torni, ché la vita è grama, e se non lo è, ti sorride senza denti.

Tuo spasimante.
Fortunato

Fortuna’,

qua ‘sta una nebbia che s’è ingoiata il sole, che non mi vedo i piedi, che non so più se piango o mi sono abituata.
C’ho i piedi ammollo dalla mattina alla sera e non capisco queste come parlano. Nessuno vuole cantare, nessuno ride: pure Dio al Settentrione c’ha la su sta!
Se ci togli patate e cozze, il riso resta una tortura che ti spacca le mani e la speranza.
Di notte ricamo i lenzuoli e le asciugamano per la dote, ché i soldi se li prende tutti Zi’ Mimino.
Vai al molo grande e mangiati un gelato come se sarei lì, ché qua il gelato lo fanno con le polverine.
C’ho il dolore grande dentro al cuore per quella volta che mi sono vergogniata, prima di partire.
Se torno e vieni a prendermi alla stazzione: un bacio questa volta te lo do.
Aspettami, Fortuna’: la Madonna della Scala mi è venuta a trovare in sognio e ha detto che ci ritroveremo!
Ho fatto un fioretto che non posso dirti, ma credo che funzionerà.

Tua spasimata
Ingridd

© Clara Abatangelo, Raffaele Rutigiano

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