Dalle parti dell’arte [6] di Mario E. Bianco

Dragoni & Urobori

© Drago, Mario E. Bianco

© Drago, Mario E. Bianco

Circa una decina di anni fa, mi prese o riacchiappò una passione per i draghi e delle loro favole.

© Leviatano sommerso, Mario E. Bianco

© Leviatano sommerso, Mario E. Bianco

Gli animali fantastici mi hanno sempre incuriosito, perché con queste figure, frequenti in quasi tutte le mitologie, si sono manifestate, materializzate nel corso dei millenni immaginazioni, proiezioni e paure del genere umano.
Quando incominciai ero in particolare interessato alla curiosa figura dell’ouroboros, o uroboro, una specie di serpentone che si morde la coda, e spesso nel compiere l’atto, disegna col suo corpo un cerchio, rappresentato nella storia di diverse civiltà, specie nel “favoloso” Oriente. Secondo gli storici del simbolo rappresenta la natura ciclica delle cose, la teoria dell’eterno ritorno, quella dell’Uno-Tutto e tutto quello che è rappresentabile attraverso un ciclo che ricomincia dall’inizio dopo aver raggiunto la propria fine.

© Urobori di Mario E. Biaco

© Urobori di Mario E. Biaco

Oltre ad essere appassionato a questo simpatico mostro, probabilmente e come sempre, mi serviva, dal punto di vista psicologico, come sfogo e ricerca di ragioni di vita, una specie di autoterapia.

© Leviatano sommerso, Mario E. Bianco

© Leviatano sommerso, Mario E. Bianco

E così mi dilettai con un bel po’ di urobori usando i mei confidenti inchiostri colorati. E via camminando in compagnia di questi meravigliosi dragoni mi sbizzarrii, poi passai al Leviatano, un altro prodigioso e terribile essere serpentiforme nominato varie volte nella Bibbia, e raffigurato in codici miniati mentre lotta con un altro terrifico bestione, Behemot.

© Leviatano sommerso, Mario E. Bianco

© Leviatano sommerso, Mario E. Bianco

Dopo aver lavorato e con soddisfazione, e con profitto (interiore…) mi resi conto che sicuramente il mio dragone preferito era quello raffigurato mille volte dai cinesi, un essere che nasceva e si sollevava dalla acque e poi si librava, volava per il cielo tra nuvole coloratissime.

© Leviatano, Mario E. Bianco

© Leviatano, Mario E. Bianco

Ho scritto “si librava”, forse volevo scrivere “si liberava”, e davvero credo che la mia operazione dragonesca abbia a che fare con una mia liberazione, l’uscita da certi pantani molto terreni.
È stato come trarre un gran respiro.

© Dracone, Mario E. Bianco

© Dracone, Mario E. Bianco

Ma il mio tragitto avventuroso con i dragoni non credo sia ancora finito, ogni tanto ne sento uno che mi soffia sul collo, allora lo ammansisco facendogli il ritratto.

© Dracone, Mario E. Bianco

© Dracone, Mario E. Bianco

© Mario E. Bianco

1 Comment

  1. Roberta Lepri Rispondi

    il mio cane nero in realta’ e’ un drago cinese imperiale. quando uscira’ il libro me lo faro’ tatuare. e oggi e’ la giornata delle scoperte.

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